Sabato è stata giornata di emozioni: una terra meravigliosa e due eroi del dovere. Sono stato invitato dalla Università di Blera (VT) per l’intitolazione del centro aziendale dell’Università Agraria ad “Angelo Vassallo, Sindaco Pescatore” e a “Roberto Mancini, eroe della Terra dei Fuochi”.

Si tratta di due persone che avevano scelto di servire la propria comunità e lo Stato anteponendo sempre l’interesse collettivo a ogni richiesta personale. Un sindaco che ha custodito il suo delicato territorio, amando e difendendo il mare e un operatore di polizia che per primo ha indagato sulla terra dei fuochi. Entrambi morti in circostanze non ancora chiare per le conseguenze del loro lavoro. Entrambi innamorati del loro territorio.

La sera di fronte a migliaia di persone intervenute per la festa del paese abbiamo ricordato queste due vittime del dovere ed ho provato a dire due parole su come da amministratori pubblici e da cittadini possiamo onorarle con le nostre azioni di ogni giorno.

Il primo pensiero voglio dedicarlo agli amministratori pubblici che rischiano in proprio per difendere la legalità. Quando si amministrano i beni comuni si devono prendere delle decisioni che non sono semplici, perché presentano spesso aree di rischio e possono scontentare alcuni o molti. C’è chi tergiversa e c’è chi si assume fino in fondo la responsabilità di scegliere facendosi inevitabilmente dei nemici

Una volta a Reggio Calabria, quando amministravo un’azienda mista pubblico privata sequestrata alla mafia, lavoravo fino a tardi e una notte dall’ufficio sentii un rumore metallico e affacciandomi vidi una persona che prendeva a sprangate la mia auto. Chiamai la Polizia che intervenne dopo pochi attimi e identificò il malvivente. Non c’erano contatti tra di noi, qualcuno lo aveva pagato per sfasciarmi la macchina.

Altre volte ho ricevuto minacce e ritorsioni per il mio operato (in seguito alla denuncia per tentata corruzione a Torino e ai tanti “no” detti a Napoli) ma questo non ha mai cambiato il mio modo di fare. La paura ti assale, certo, ma riesci a farci i conti, soltanto se senti una rete di protezione attorno a te.

Per questo penso che per essere amministratori pubblici sia necessario non isolarsi e costruire un rapporto di ascolto, fiducia e collaborazione con i cittadini. Sono loro la nostra protezione.

Tale riflessione diventa ancora più urgente in quest’ultimo periodo visto l’inasprimento dei toni della politica. Sentire attribuire l’epiteto di “sindaco zero” nei confronti di Mimmo Lucano, sindaco di Riace, e ascoltare gli attacchi istituzionali alla magistratura, ci deve far riflettere su come si rendono più vulnerabili degli amministratori e dei funzionari coraggiosi che stanno proteggendo il loro territorio.

L’isolamento istituzionale è la premessa di un omicidio, perché espone senza protezione ai nemici. Lo è stato per Angelo Vassallo e per i troppi eroi che abbiamo da piangere. Da cittadini allora dobbiamo svincolarci da ogni tifo politico e sforzarci di riconoscere i fatti per evitare di credere e di partecipare alle campagne mediatiche contro amministratori scomodi e ribelli.

L’altro rischio è costruire il malcontento generale verso lo Stato fino a creare una diffusa forma di avversità per tutto ciò che è pubblico. Invece tra le Istituzioni nei miei anni di lavoro ho incontrato persone validissime degne della nostra Costituzione Italiana, che chiede agli amministratori pubblici fedeltà e disciplina.

Ieri con me sul palco ce n’erano altri. Ringrazio l’Ass. Capo della Polizia di Stato Alessandro Magno per la passione che lo anima, per l’abbraccio con cui mi ha espresso vicinanza e affetto e per l’omaggio con cui mi ha premiato, un attestato della Criminalpol. Voglio abbracciare anche qui, come ho fatto sul palco, Dario Vassallo, fratello di Angelo, meraviglioso e doloroso testimone dell’Italia migliore. Ringrazio Luca Torelli, presidente dell’Università per l’invito ma soprattutto per il modo con cui coniuga competenze e passione nell’accompagnare la terra a produrre buoni frutti.

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