“Uno di loro non riusciva a vedere bene, aveva le pupille dilatate, mi ha raccontato di essere stato detenuto al buio per un anno”. A raccontare una delle storie dei minori sbarcati la sera del 22 agosto a Catania dalla nave Diciotti è Nathalie Leiba, psicologa di Medici Senza Frontiere che ha assistito i piccoli migranti. Dopo due giorni nel porto sicilino, infatti, ai 27 ragazzi e bambini non accompagnati presenti sull’imbarcazione della guardia costiera è stato consentito di scendere a terra.  “Non ci sono parenti a bordo, hanno affrontato il viaggio da soli”, ha raccontato Giovanna Di Benedetto di Save The Children. “Non sanno cosa li aspetta, neanche in che porto sono arrivati”.

Denutriti, magrissimi, scheletri ridotti pelle e ossa“, sono “25 ragazzi e due ragazze, tutti eritrei tranne una somala, dai 14 ai 17 anni”, continua la portavoce dell’ong. Arrivano dal Corno d’Africa, che sta affrontando una grave emergenza alimentare. I minori hanno detto agli operatori di Save The Children di aver affrontato un “lungo periodo di detenzione in Libia”, alcuni anche di tre anni. Altri sono stati rinchiusi “in strutture molto piccole, come container, al buio per 8 mesi, riportando problemi alla vista”.

“Un minore ha una ferita d’arma da fuoco”, dice Leiba, la psicologa di Msf che ha prestato il primo soccorso ai ragazzi: “I trafficanti – spiega – stavano litigando per chi avrebbe dovuto rapire questo gruppo di cui faceva parte e gli hanno sparato. Aveva 15 anni”. Un altro, invece, non “riusciva bene ad aprire gli occhi – racconta la dottoressa – aveva le pupille molto dilatate. Mi ha spiegato che è stato un anno detenuto al buio subendo vessazioni e torture, mentre i libici lo costringevano a telefonare alla famiglia in cambio di denaro”.

I minori, riportano i soccorritori, sono spaventati e preoccupati per coloro che sono rimasti a bordo della nave Diciotti, con cui hanno condiviso l’incubo del mare.”Questi bambini sono sopravvissuti alla Libia e a un terribile viaggio in mare, come tutte le persone bloccate da giorni a bordo”, aggiunge Medici Senza Frontiere che chiede ancora una volta alle autorità italiane di permettere lo sbarco e l’accesso alle cure a tutte le persone ancora presenti sull’imbarcazione della Guardia Costiera.