Doppio scacco ai danni del presidente Usa Donald Trump che giunge in contemporanea da due diverse aule di tribunale: a New York Michael Cohen, l’ex avvocato del tycoon, si dichiara colpevole e ammette il pagamento durante la campagna elettorale per comprare il silenzio di due donne. In Virginia, Paul Manafort, ex manager della campagna elettorale di Trump, viene giudicato colpevole per otto capi di imputazione, di cui cinque per frode fiscale. Una svolta giudiziaria in due inchieste diverse ed entrambe cruciali, che potrebbero cambiare le sorti della presidenza Usa. Perché entrambi i casi – in mano alle autorità federali – potrebbero confluire nell’inchiesta sul Russiagate guidata dal procuratore speciale Robert Mueller che Trump taccia di essere una “caccia alle streghe”.

“Credo che Cohen abbia informazioni che dovrebbero essere di interesse per il procuratore Mueller ed è più che felice di raccontargli tutto quello che sa“: le parole di Lanny Davis, il difensore dell’ex avvocato personale di Donald Trump, fanno tremare il presidente. Più della dichiarazione di colpevolezza resa da Cohen davanti ad una corte di New York, dove ha patteggiato una futura pena sino ad un massimo di 5 anni ammettendo, oltre a frodi fiscali e bancarie, anche di aver pagato il silenzio della pornostar Stormy Daniels e dell’ex coniglietta di Playboy Karen McDougal sui loro presunti affaire con il tycoon “in coordinamento e su disposizione di un candidato ad una carica federale“, ossia lo stesso Trump, per “influenzare la campagna elettorale“.

Un’accusa sotto giuramento proveniente dall’uomo di fiducia che in questi ultimi dieci anni ha risolto tutte le grane di Trump e che ora lo chiama in causa direttamente per una violazione della legge sulla campagna elettorale, confermando che il presidente ha mentito pubblicamente agli americani quando diceva di non saperne nulla. Politicamente è un danno enorme, ma per gli esperti difficilmente avrà conseguenze giudiziarie. Secondo le linee guida del ministero della Giustizia, un presidente non può infatti essere perseguito penalmente finché è in carica, anche se nessuno ha mai provato a farlo. E per l’impeachment servono reati più gravi.

Intanto gli inquirenti dello stato di New York hanno inviato un mandato di comparizione a Cohen nell’ambito di un’inchiesta sulla fondazione Trump. Lo scrive l’Ap, citando un portavoce del governatore democratico Andrew Cuomo. L’iniziativa è stata presa proprio dopo che il legale di Cohen ha detto che il suo assistito ha informazioni che potrebbero essere di interesse ai procuratori sia a livello statale che a livello federale.

Ma quello che Trump teme di più ora sono le possibili rivelazioni di Cohen nel Russiagate. Il suo ex avvocato ha seguito tutti gli affari, anche in Russia, e potrebbe sapere se il tycoon era a conoscenza in anticipo degli hackeraggi russi e dell’incontro alla Trump Tower con emissari di Mosca, come lascia intendere il suo legale. Nel suo ufficio, inoltre, sono stati sequestrati 4 milioni di documenti. E ora il presidente Usa lo attacca, cercando di dipingerlo come un bugiardo. “Se qualcuno sta cercando un buon avvocato, suggerirei fortemente di non rivolgersi ai servizi di Cohen”, ha ironizzato su Twitter.

Per poi contrapporgli le lodi a Paul Manafort, l’ex capo della sua campagna elettorale che continua a proclamarsi innocente dopo che è stato dichiarato colpevole di 8 su 18 capi di imputazione per frode bancaria ed evasione fiscale. E’ successo ad Alexandria, in Virginia, dove dopo giorni di camera di consiglio, la giuria ha raggiunto il verdetto. Trump si è detto dispiaciuto per Manafort, ricordando che è un “bravo uomo” e ha lavorato anche per Ronald Reagan, però tiene a sottolineare che ciò non ha nulla a che vedere col Russiagate definita come la “caccia alle streghe”.

Il processo contro Manafort, avviato a seguito delle indagini sulle presunte interferenze della Russia nel processo elettorale statunitense del 2016 anche se non direttamente correlato, è iniziato il 31 luglio. Il 69enne era stato incriminato con 18 capi d’accusa per aver nascosto alle autorità il reddito milionario derivante dal suo lavoro di consigliere politico in Ucraina e per aver frodato le banche per ottenere 20 milioni di dollari di prestiti.

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