“Domenica sera, mentre passeggiavo a Vasto Marina, ho sentito da lontano suonare “Faccetta nera” a volume altissimo da un locale della zona. Mi sono avvicinato chiedendo di interrompere subito la musica, ma a quel punto il titolare del locale mi ha aggredito colpendomi violentemente al volto. Sono riuscito a uscire solo grazie alla mia compagna che lo ha rallentato, visto che ero completamente stordito e stava tornando a darmi il resto”. Ha scatenato polemiche il post su Facebook pubblicato da Nicholas Tomeo, giovane avvocato e attivista abruzzese.

“Dopo l’accaduto è intervenuta la polizia, che si è anche intrattenuta con risate insieme a chi mi aveva appena aggredito. Dopodiché l’aggressore ha continuato a provocarmi con saluti romani gridando ‘A noi’”. “Il luogo dove si trova il locale è un ex campo di concentramento”. O meglio, di internamento: ci segregavano gli italiani non allineati, recalcitranti o ribelli alla dittatura. Tomeo è poi andato al Pronto soccorso: tre giorni di prognosi il referto per traumi al cranio e allo zigomo. “È un episodio che rientra nel clima fomentato dal ministro degli interni Salvini. E si tratta di un’aggressione fascista, non di una rissa o di un diverbio” protesta Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea. “Il fascismo non è un’opinione, è un reato. Chiediamo alle istituzioni, dalle forze dell’ordine alla magistratura, di intervenire con fermezza davanti a quanto accaduto ed evitando di derubricare, come già accaduto in passato, a ‘goliardata’ un episodio che presenta tutte le caratteristiche di una provocazione fascista” aggiunge l’Anpi. “Il proprietario del locale ci ha riferito che la canzone era stata diffusa per spirito goliardico trattandosi di una serata destinata ai familiari; che il cancelletto esterno era chiuso, e che il giovane sarebbe entrato con fare violento, spintonandolo. Il ristoratore dice di aver subito una spinta, l’avvocato un pugno – ha affermato invece il vicecommissario di polizia di Vasto Rosetta Di Santo – non sottovalutiamo la cosa, è un evento sul quale prestiamo la massima attenzione e faremo tutti gli accertamenti del caso”.

Lui, Dante Carpi, gestore de “La Barcaccia”, un passato da pugile e da carabiniere, dà la sua versione a ilfattoquotidiano.it: “Da vittima sono diventato carnefice. Meno male che le telecamere di sicurezza hanno registrato tutto. Io non ho assolutamente picchiato Tomeo: tra l’altro, se l’avessi fatto, essendo alto 1.90 per 140 chili di peso, l’avrei steso a terra. È stato lui ad aggredirmi e a pronunciare epiteti irripetibili all’indirizzo mio e della mia famiglia. Sono stato messo alla gogna online, sui social network e mediaticamente senza che mi venisse fornita possibilità di replica”. E Faccetta Nera? “È partita per caso – ci dice ancora – il mio ristorante era chiuso, ben chiuso, e stavo ascoltando con i miei figli una playlist presa da YouTube. Pippo Franco, Cochi e Renato, Umberto Tozzi, Claudio Baglioni, le sigle dei cartoni animati, Benji & Fede e all’improvviso sono partite le note di Faccetta Nera. È colpa mia se YouTube la trasmette? Io, tra parentesi, non sono mai stato fascista”.

Scritta da Renato Micheli nel 1935, Faccetta Nera venne portata al successo dal cantante Carlo Buti su musiche di Mario Ruccione. Il testo iniziale fu più volte rimaneggiato dal regime. Imbevuta di tutta la propaganda razzista dell’epoca, è stata, con Giovinezza, il manifesto discografico del fascismo. La cantavano i legionari diretti in Africa per la guerra “imperiale” di Mussolini, i piccoli Balilla, e le famiglie nei fuoriporta domenicali.

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