Un nuovo passo in avanti sulle carte verso la costruzione del Tav  – l’approvazione della “delibera 30” del Cipe sulla Torino-Lione – ha portato il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli a voler rassicurare sulla mano ferma del governo sui lavori:  “State tranquilli – ha scritto sul suo profilo social – non è nulla che possa influire in modo decisivo sulla analisi costi-benefici che finalmente stiamo conducendo in maniera seria e obiettiva”. Non solo, nel post su Facebook Toninelli avverte che “ogni decisione che faccia avanzare il Tav” verrà considerata un “atto ostile” se non rispetta la precedenza di “una scelta politica da parte del governo”. 

La reazione del ministro arriva dopo che l’11 agosto la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato un documento del Comitato interministeriale per la programmazione economica. Il testo – del 26 aprile a firma dell’allora premier Gentiloni – approva una lunga serie di modifiche a un allegato della cosiddetta “delibera 30” dopo il via libera della Corte dei Conti arrivata nelle scorse settimane. Una notizia a cui ha fatto seguito il post polemico del ministro di Porta Pia perché il documento “è stato messo a punto dal governo precedente, nonostante la batosta elettorale appena presa che lo obbligava ad agire solo per gli affari correnti, cioè per quasi nulla”. Poi l’affondo verso il governo Gentiloni che “si è comportato come una sanguisuga sulla carne viva del popolo italiano”.

Ma cosa contiene il documento? Nel testo del Cipe si legge che le “modifiche all’allegato della delibera 30 del 2018” sono una serie di prescrizioni di vari enti, fra cui Ministero dell’Ambiente, il Mibact e la Regione Piemonte. Sono in totale circa 150 punti, relativi, – tra le altre cose –  alla pianificazione paesaggistica e urbanistica, alla gestione delle terre e delle rocce da scavo, all’”area del cantiere di Salbertrand“, alle opere sul torrente Clarea, al monitoraggio ambientale, alla tutela della fauna, alla valorizzazione del territorio. “Le modifiche richieste – si legge nella delibera Cipe del 26 aprile – non comportano variazioni di costo dell’opera né alcun ulteriore onere“. Ma rappresenta comunque un avanzamento dell’iter dei lavori della Torino- Lione. Tanto che Toninelli si è affrettato a puntualizzare: “State tranquilli, non è nulla che possa influire in modo decisivo sulla analisi costi-benefici che finalmente stiamo conducendo in maniera seria e obiettiva”, il messaggio su Facebook. Il ministro ha sottolineato che vigila sul cantiere e considera “atto ostile ogni decisione che faccia avanzare il Tav prima che arrivi una scelta politica da parte del governo”. “Siamo per le grandi opere utili – la conclusione – E soprattutto pensiamo che i soldi dei cittadini vadano spesi al meglio”. 

La gestione dei cantieri e delle grandi opere è uno dei nodi interni alla maggioranza di governo, divisa tra l’anima movimentista dei 5 stelle, storicamente contro il Tav insieme a molti dei loro eletti – e la Lega, che invece vede nelle imprese una fonte di consenso. Solo qualche giorno fa sulla questione Tav si era espresso il vicepremier M5s Di Maio, dicendo che l’infrastruttura piemontese è un'”opera di 30 anni fa in cui nessuno crede più” e che con Salvini avrebbero trovato un accordo. Sulla lotta storica del Movimento 5 Stelle è intervenuto anche il presidente della Camera Roberto Fico il 9 agosto: “Una battaglia” su cui si giocano le origini del Movimento stesso, il consenso e “che non si può dimenticare”.