“Siamo forze politiche ben distinte e alternative”. E’ il presidente della Camera Roberto Fico a tracciare una linea identitaria tra il Movimento 5 Stelle e la Lega. Sui migranti, sulle grandi opere come la Tav, sulla legge Mancino, sulla legge sul caporalato. E’ la terza carica dello Stato (non per la prima volta) a far sentire più forte la voce del Movimento. Questa volta lo fa con un’intervista a Repubblica, nella quale sottolinea – come punto cardine – che “la Lega conosce la nostra storia, noi la loro. Siamo forze politiche ben distinte e alternative”. Una premessa che lo porta a mettere in chiaro che non c’è nessuna possibilità di correre insieme alle Europee e fa emergere la sfida tutta interna alla maggioranza per far emergere le diverse sensibilità anche nell’azione di governo, scenario che d’altra parte emergerà in questi mesi di elaborazione della legge di bilancio.

Tav, migranti, caporalato, legge Mancino. Sono questi i temi su cui Fico marca la differenza tra le due forze politiche di maggioranza. Il presidente della Camera, alla domanda sul nodo dell’alta velocità piemontese risponde così: “Quella contro la Torino-Lione è una lotta cui ho partecipato dal 2005. C’è stato un grande lavoro con il movimento no Tav”.  “Una battaglia” su cui si giocano le origini del Movimento stesso, il consenso  – come ha ricordato anche Alessandro Di Battista – e “che non si può dimenticare”. Fico parla della genesi del governo in cui sono confluite due forze politiche distanti, ma unite nell’azione di un esecutivo nato “non da un’alleanza ma da un contratto. Con temi che potevano essere avvicinati di due programmi molto diversi”. I temi “qualificanti” dei due partiti restano “flat tax e reddito di cittadinanza“.

L’altro grande tema, su cui lo stesso Fico si è già esposto più volte, è quello dei migranti e del loro sfruttamento: “C’è da parte del governo e delle forze politiche la consapevolezza che queste situazioni – dice in riferimento anche alla morte dei braccianti nel foggiano – vanno affrontate in modo strutturale, perché le condizioni disumane in cui vivono queste persone non sono degne di un Paese civile”. A proposito dell’ondata migratoria, il modello proposto da Fico è quello del Canada. “Le vie legali di accesso sono coerenti al cento per cento con la lotta alla tratta degli esseri umani. Un’immigrazione controllata, sostenibile, come avviene in Canada, può portare benefici per tutti. Dove questo non avviene, dove non si integra, crescono lo scontro sociale e la paura“.

Sulla Libia non ha dubbi, lì c’è un problema “strutturale di diritti umani – prosegue – La prima cosa che dobbiamo chiedere è che i centri che accolgono i migranti lavorino sotto l’egida delle organizzazioni internazionali. E che non ce ne siano di illegali”. Sulle motovedette per il controllo delle coste senza porre condizioni risponde che “passerà del tempo” prima che arrivino e “ci sarà da lavorare, anche a livello europeo, per la stabilizzazione” della zona. Quanto alla legge sul caporalato, “nella scorsa legislatura è stata approvata una legge importante” dice in riferimento al provvedimento firmato dall’ex ministro dell’Agricoltura e attuale segretario del Pd Maurizio Martina. Una legge che “può essere rafforzata e migliorata, ma il principio deve essere quello di combattere lo sfruttamento”.

Un’altra presa di distanza dalla linea leghista arriva sulle parole pronunciate nei gironi scorsi dal ministro Fontana, che ha proposto di abolire la legge Mancino contro l’ideologia nazifascista e le discriminazioni razziali: “Da terza carica dello Stato di una Repubblica nata sulla lotta al nazifascismo, ho già detto che quella legge va mantenuta“. Anzi va “ampliata. Non c’è discussione su questo”.

Infine la Rai e lo stallo sulla nomina del presidente. Premesso che “la Vigilanza è un organo autonomo, la mia sarebbe un’ingerenza”, quello che pensa però “è che la Rai debba avere subito un presidente ed essere messa in grado di lavorare per il bene dei cittadini che pagano il canone. C’è molto da fare, a partire dalla riforma delle news“. E sul nodo della legittimità del ruolo di Marcello Foa, uomo fortemente voluto dalla Lega ma non confermato dal voto in Commissione di Vigilanza, Fico ha le idee chiare: “Servono un nuovo voto e un presidente a tutti gli effetti”, aggiunge.

Infine i vitalizi, l’argomento su cui Fico sta lavorando a tempo pieno da quando è stato eletto alla presidenza di Montecitorio. “Mi auguro – dice – che il Senato segua l’esempio della Camera, che (lo ha detto anche il Consiglio di Stato) ha scelto la strada corretta, quella di una delibera in ufficio di presidenza, come per queste materie avviene dal 1956”. Non teme ricorsi, conclude Fico, “ma so che arriveranno”.