Basta con una domenica al mese gratuita ai musei. Non fa bene ai musei e tanto meno ai visitatori e dovrebbe essere superata nella prospettiva del diritto al godimento dei beni culturali, quale diritto primario dei cittadini. Nelle opposte fazioni che in questi giorni si affrontano sulla questione delle aperture domenicali dei musei, quasi tutti concordano che il diritto alla cultura – al pari del diritto all’istruzione e alla salute – sia un principio sacrosanto.

Forse non tutti sanno o ricordano che il ministero dei Beni Culturali venne istituito da Giovanni Spadolini con intenzioni fortemente democratiche, per garantire ai cittadini proprio il godimento reale di tale diritto. Virtualmente, quindi, si dovrebbe tendere alla gratuità dei musei, ma turismo di massa e crisi economica costringono a modulare questo diritto in vari modi, uno dei quale è quello di far pagare un biglietto, come d’altronde si paga il ticket per la sanità.

Diciamoci la verità, l’afflusso indiscriminato e la ressa eccessiva delle domeniche gratuite hanno costretto alcuni direttori di museo ai salti mortali per salvaguardare il nostro patrimonio da possibili danni e gli stessi visitatori non hanno potuto fruire delle opere esposte con la necessaria tranquillità. Un ripensamento è quindi positivo purché si accompagni a maggiore offerta di facilitazioni, modulandole in modo efficace sull’età, le fasce di reddito e le famiglie: under 26, studenti, insegnanti, over 65, famiglie numerose, cittadini a basso reddito, etc. etc. In particolare, i nuclei familiari vanno incentivati a visitare i musei per poter consentire lo scambio intergenerazionale di impressioni, giudizi e racconti che contribuiscono all’elevazione culturale delle giovani generazioni.

Ci sono poi dei musei o siti archeologici particolari (vedi Uffizi, Colosseo e Pompei) che per l’enorme afflusso di turisti potrebbero avere delle regole diverse da quelle generali. Per questo, pensiamo sia una scelta auspicabile consentire ai direttori dei musei l’autonomia necessaria per modulare in base ai flussi e ai contesti locali la propria politica di accessibilità (concordandola con il MiBAC, se necessario).

Invece di inutili polemiche su astratti principi si dovrebbero distribuire meglio i flussi turistici tra tutti i musei, soprattutto quelli minori o in zone mal collegate. In questo senso, biglietti unici e Museum card che raccolgano tutti i musei di un territorio omogeneo e consentano ingressi plurimi, possono essere un’ottima soluzione. Se si vuole veramente favorire la fruizione consapevole della cultura da parte di tutti i cittadini si deve incentivare la sua frequentazione costante nel tempo.  Non si va al museo solo una domenica al mese, ma spesso e volentieri.

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