“Era un bravo ragazzo. L’hanno cambiato all’università, è diventato un uomo diverso”, parla così del proprio figlio al Guardian Alia Ghanem, la madre di Osama Bin Laden. Dopo il consenso delle autorità saudite che tengono ancora sotto stretto controllo la famiglia – che rimane ancora tra le più influenti del Paese – il quotidiano inglese è riuscito ad intervistarla a Gedda. È la prima volta che la donna parla davanti a un taccuino: la madre dello “sceicco del terrore”, che adesso ha più di 70 anni, si è infatti rifiutata di parlare del suo primogenito per decenni.

“Ora sono passati 17 anni dagli attacchi dell’11 settembre del 2001, ma continua a negare quello che Osama ha fatto”, racconta Ahmed, fratellastro di Bin Laden, riferendosi alla madre. “Lo ama così tanto che si rifiuta di colpevolizzarlo. Per questo attribuisce la responsabilità del fatto a chi gli stava intorno, alle sue compagnie”. E infatti Ghanem ricorda suo figlio solamente come un ragazzo timido e bravo negli studi: “Gli hanno praticamente fatto il lavaggio del cervello“, assicura dicendosi sicura che Bin Laden sia stato radicalizzato all’università King Abdulaziz a Jeddah. In particolare, la donna accusa del cambiamento del figlio Abdullah Azzam, un membro dei Fratelli Musulmani che venne poi esiliato dall’Arabia Saudita e divenne consigliere spirituale di Bin Laden, che al tempo aveva poco più di vent’anni. E come ogni madre a cui non piace la compagnia del figlio, Ghanem racconta al quotidiano inglese che ammoniva il figlio, ma “lui non avrebbe mai ammesso davanti a me quello che stava facendo, perché mi amava così tanto”.

La famiglia racconta di aver visto l’ultima volta Osama Bin Laden  nel 1999 quando si trovava in Afghanistan. In due occasioni l’ex capo di Al-Qaeda ha ospitato la famiglia nella sua base, appena fuori Kandahar. “Era un posto vicino all’aeroporto che avevano conquistato ai russi – ricorda la donna – Era molto felice di riceverci. Ci portava in giro e ci mostrava ogni cosa. Abbiamo fatto una festa, e ha invitato tutti”. A domanda diretta del giornalista del Guardian, Ghanem risponde che non le è “mai passato per la testa“che il figlio potesse diventare un jihadista e che quando si sono resi conto della trasformazione del giovane sono rimasti “estremamente turbati”.

“Non volevo che accadesse nulla di tutto ciò. Perché doveva buttare via tutto così?”, ha aggiunto Alia Ghanem. Le conseguenze dell’attentato dell’11 settembre si sono riverberate sull’intera famiglia, sottoposta al divieto di viaggiare e solo dopo anni, raccontano i fratelli, ora possono muoversi liberamente. “Era una sensazione molto strana. Sapevamo fin dall’inizio (che era Osama). Tutti ci siamo vergognati di lui. Sapevamo di dover affrontare conseguenze orribili”, ha ricordato Ahmed, uno dei fratellastri.

Adesso l’attenzione delle autorità è sul figlio di Osama Bin Laden, Hamza, che lo scorso anno è entrato ufficialmente nella lista dei terroristi globali degli Stati Uniti e sembra aver preso il posto di suo padre, sotto la guida del nuovo leader di al-Qaeda, l’ex vice di Osama, Ayman al-Zawahiri. Il fratellastro dell’ex capo racconta al giornalista che se potesse parlare apertamente con il nipote gli chiederebbe di ripensarci, di cambiare la sua vita, per “non ripercorrere i passi di tuo padre”.