“Dopo diversi giorni di trattamenti nei vivai che circondano la mia casa sono andata al Pronto Soccorso“, denuncia Sandra Reali, mostrando il referto della Usl locale, “mi hanno diagnosticato un’irritazione delle mucose da diserbante, con prognosi di quattro giorni”. La casa di Sandra Reali è circondata da vivai, in una zona di valore paesaggistico che sarà riconosciuta come vocata al vivaismo. Prima era classificata “sottosistema pedecollinare dell’agricoltura promiscua della piana pistoiese” come si legge nel documento che il suo avvocato ha presentato alla Provincia di Pistoia. Un’osservazione alla variante del Piano Territoriale di Coordinamento, che prevede il riconoscimento delle aree vocate al vivaismo.

“Il Piano nasce dalla normativa regionale che detta precise indicazioni sulla individuazione delle aree vocate”, spiega il presidente della Provincia, Rinaldo Vanni. “Abbiamo individuato le zone utilizzate ad attività vivaistica già da almeno 10 anni facendo riferimento ad un volo aereo del 2003″, aggiunge Renato Ferretti, delegato della Provincia. “Stiamo parlando sostanzialmente dei 5 mila ettari già destinati all’attività vivaistica. Credo che sia difficile misurare le aree nuove ma credo che saremo nell’ordine forse di qualche ettaro in positivo e di qualche decina in negativo”,

Le famiglie residenti sono preoccupate di una possibile espansione dell’area vivaistica che in alcuni casi circonda già le loro case e delle possibili ripercussioni sulla loro salute. Un rapporto pubblicato a febbraio dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana (Arpat) denuncia una contaminazione da fitofarmaci di 20-30 volte superiore alla norma in corsi d’acqua a sud-est della città, in aree quasi esclusivamente dedicate ai vivai. Le sostanze maggiormente ritrovate sono state l’erbicida Glifosate, diserbanti ma anche insetticidi come l’Imidacloprid, proibito dall’Unione Europea per l’uso in campo aperto. “Sono risultati che dovevano essere comunicati in una maniera più ampia, perché è stata data solo una parte dell’informazione”, spiega Francesco Mati, Presidente del Distretto vivaistico di Pistoia,”Dopo l’annuncio dell’Arpat siamo andati a vedere il territorio e l’area da cui provengono questi dati: l’acqua non viene utilizzata per  usi civili. Siamo nel cuore del vivaismo, si parla di acque di laminazione, di superficie”, conclude Mati, “si tratta di un prodotto, il glifosate che viene usato perché è autorizzato”.

Patrizia Gentilini, oncologa dell’Associazione Italiana di Medici per l’Ambiente (Isde) e residente nella zona, lancia l’allarme sugli effetti del Glifosate. Le conseguenze derivanti dall’esposizione cronica a dosi piccole e ripetute nel tempo favorirebbero l’insorgenza di celiachia, patologie autoimmuni specie della tiroide, insufficienza renale, malattie neurodegenerative e cardiache, danni al DNA, malformazioni, anemia, e osteoporosi. “In studi recenti condotti dall’Istituto Ramazzini, si è visto che a breve termine la sostanza agisce come interferente endocrino e altera lo sviluppo dell’ambiente microbico intestinale”, conclude Gentilini, “La valutazione effettuata dal Centro Internazionale di Ricerca sul Cancro (Iarc) lo inserisce tra le sostanze probabilmente cancerogene”.