Nella prima stesura del saluto su Facebook agli italiani il collega Marcello Foa, indicato come presidente della Rai, ha aggiunto per fare prima e per fare presto un’acca che non aveva chiesto di essere messa lì: “Mi impegno sin d’ora a riformare la Rai nel segno della meritocrazia e di un servizio pubblico davvero vicino agli interessi e hai bisogni dei cittadini italiani”. “Hai bisogni”, immediatamente e naturalmente poi corretto.

La fastidiosa disattenzione, ancorché proveniente dal presidente dell’azienda culturale del Paese – quindi subito segnalata e commentata – consiglia a noi tutti, che per nostra fortuna non presiediamo alcunché, molta prudenza col vocabolario, con la grammatica e con la sintassi.

Meglio un periodo semplice a uno complesso. Dopo tutto il grande linguista Tullio De Mauro ci avvertì poco prima di lasciarci, che noi italiani siamo un popolo di analfabeti funzionali. Solo un terzo di noi comprende perfettamente la frase principale e quella subordinata. Il resto dell’umanità, stragrande maggioranza di un popolo dedito ormai alla tastiera da combattimento, riesce purtroppo a comprendere solo frasi brevi e una costruzione semplice del periodo (soggetto, predicato e complemento). Cosicché a tanti di noi restano in mente solo le parole di uso comune, quelle con cui tracciamo il solco della nostra nuova giornata: schifo, merda, negro, migrante, ladro, rom.

Come il presidente della Rai ha appena dimostrato, dobbiamo invece sforzarci di scovare nel vocabolario anche le parole a noi più lontane. Le impareremo a conoscere e ad apprezzarle.

Non insistiamo a dare soddisfazione alla potenza del nostro pensiero, quasi che scrivere presto fosse come quegli impellenti bisognini, perché, purtroppo per noi non ci sarà nessuno che tirerà la catenella.

Le sciocchezze che scriviamo restano appese al nostro petto, come l’acca impicciona del presidente della Rai.

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