Sono cominciate questa mattina, gioedì 26 luglio, le operazioni di sgombero del Camping River, nella zona di Prima Porta, a Roma. L’intervento, condotto dal comandante Antonio Di Maggio, ha visto la resistenza di alcuni abitanti del campo. “La polizia municipale li sta picchiando”, urla Marcello Zuinisi di Associazione Nazione Rom. Al telefono, alcuni abitanti del campo confermano le tensioni, mentre la stampa non viene fatta avvicinare.
“Ci sono 180 minori nel campo”, dice Vincenzo Speranza, che fino a poco tempo fa lavorava nella cooperativa che gestiva l’insediamento. “Chiediamo alla sindaca di venire, è ancora in tempo. Questo campo funzionava, non era mai successo nulla, mai nessun rogo, e i bambini andavano a scuola. Se non si comincia da quello che funziona, da dove si deve cominciare in questo Paese?”.
La prima famiglia, intanto, composta da cinque persone, ha lasciato il Camping River e si sta trasferendo, a quanto riferisce l’Ansa, in una struttura di accoglienza offerta dal Comune che consente al nucleo di restare unito. Le persone che avrebbero dato disponibilità a trasferirsi in centri di accoglienza sono 24. Sulla necessità di soluzioni alloggiative alternative si era espressa nei giorni scorso la Corte europea dei diritti dell’uomo, che aveva deciso di sospendere lo sgombero sino a venerdì 27 luglio. Negli ultimi cinque giorni altre dieci persone (oltre a 14 già partite e a 5 che stanno per farlo) hanno accettato il rientro volontario assistito nel loro paese di origine intraprendendo questo iter.

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