Flat tax dalla prossima legge di bilancio, ma con cronoprogramma graduale. Attenzione alle famiglie in difficoltà; sì alla pace fiscale, ma con recupero limitato perché l’ammontare aggredibile come rilevato dalle Entrate ammonta a non più di 50 miliardi. E un deficit/pil che consenta di “rispettare la riduzione del rapporto debito-pil”: nessuno sforamento, dunque. Sono questi i punti più importanti delle risposte del ministro dell’Economia Giovanni Tria al question time alla Camera, dove il titolare di via XX Settembre ha ribadito che la flat tax sarà composta da una semplificazione strutturale del sistema fiscale e da “un alleggerimento del prelievo da perseguire gradualmente e compatibilmente con spazi finanziari“. Per quanto riguarda i tempi, Tria ha confermato che la flat tax “si inizierà a implementare fin dalla prossima legge di bilancio, secondo un cronoprogramma graduale il cui contenuto di dettaglio è allo studio”.

“La riforma della tassazione rientra nell’obiettivo più ampio di migliorare la crescita e la competitività del sistema, di sostenere i consumi ed attrarre gli investimenti” ha aggiunto il titolare del Tesoro, secondo cui, con questi scopi, la flat tax fa parte di “una manovra unitaria” in cui “non ci sono priorità” e che “funzionerà nel suo complesso”. A sentire Tria, dire pace fiscale non significa parlare di nuovi condoni, ma di “un fisco amico che favorisca l’estinzione dei debiti. Significa – ha aggiunto -favorire il rientro dei debiti venendo incontro alle persone più in difficoltà”. In tal senso, però, le cifre del ministro sono molto diverse da quelle prospettate dalla Lega Nord in campagna elettorale. “In merito al magazzino – ha spiegato il ministro dell’Economia – si segnala che il valore contabile residuo dei crediti è molto alto e pari quasi a 800 miliardi ma si stima che l’ammontare su cui effettivamente si possa tentare il recupero sia assai più limitato, pari a circa 50 miliardi”. Su cui andrebbero applicate le aliquote contenute annunciate dal senatore della Lega Armando Siri, pari al 25%, 10% 6% della somma dovuta “a seconda delle condizioni in cui si trova il contribuente”.

L’esponente dell’esecutivo Conte ha poi assicurato che sarà dato seguito a quanto previsto nel contratto di governo, con riferimento a “diverse misure specifiche per la famiglia e la natalità, attualmente oggetto di studio, nell’ambito delle quali si darà particolare attenzione alle famiglie numerose più spesso a rischio povertà, che andranno armonizzate con le scelte più generali degli strumenti di protezione sociale, come il reddito di cittadinanza e con il tema della riforma fiscale”. “Sarà la legge di bilancio che permetterà ai mercati di capire meglio l’impostazione della politica economica – ha sottolineato Tria – riducendo l’incertezza che pesa ancora sul debito pubblico e mettendo in sicurezza i risparmi degli italiani“.

Per quanto riguarda i rapporti con l’Europa, il ministro ha sottolineato che “si è avviato con la commissione Ue un dialogo con l’intento di fissare un deficit programmatico coerente con l’obiettivo di contrastare per quanto possibile il rallentamento dell’economia”. Tria, quindi, ha ribadito che la manovra dovrà tenere conto “dello stato dell’economia e non deve innescare una politica pro-ciclica“. Questo comunque “non significa non rispettare la riduzione del rapporto debito-Pil e il non peggioramento del saldo strutturale ma poter rimodulare i tempi e la misura dell’aggiustamento strutturale“. In tal senso, il governo ha avviato un dialogo con la Commissione europea “con l’intento di rivedere l’obiettivo di deficit programmatico”, con Tria a ribadire che “la revisione è limitata e non può comportare una non diminuzione del debito” e un peggioramento del saldo strutturale. Il ministro, interrogato al riguardo, ha precisato che “non si supera il 3% del Pil”.