Siamo più attenti alla provenienza della rucola che al curriculum di un nostro parlamentare: chi è, cosa ha fatto nella vita, cosa ha intenzione di fare per noi. Intendiamoci: facciamo assai bene a indagare sulla rucola e su ogni altro cibo, a evitare le contraffazioni. Dovremmo, parimenti, avere la stessa voglia di conoscere, almeno per sintesi, chi andiamo a votare. La vicenda dell’onorevole Andrea Mura, il deputato che si rifiuta di andare in Parlamento perché troppo preso dal suo amore per la vela, ci dice che ai principi della democrazia rappresentativa siamo abbastanza indifferenti.

Non ho alcun dubbio che l’onorevole Mura abbia avvertito i dirigenti del Movimento Cinquestelle del suo amore immenso per gli abissi. Come non ho alcun dubbio che le migliaia e migliaia di cittadini che hanno votato Cinquestelle abbiano a cuore le sorti dello Stato, che anzi abbiano sofferto per averlo visto saccheggiato, che abbiano subito la frustrazione di assistere a tante o piccole ingiustizie. Ma resto convinto di un fatto: per loro più delle idee e delle passioni del candidato Andrea Mura, velista incallito, contava il simbolo del movimento. Bastava una croce sul simbolo. Garanzia per tutti.

Indagare sulla storia della rucola, l’erba asprigna che gustiamo a tavola, è un’attività assai più meritoria che conoscere il curriculum di chi mandiamo in Parlamento? Sembra di sì. E infatti l’onorevole Mura se ne è andato per mari, felice come solo un velista col maestrale può esserlo. E se i giornali non avessero pubblicato le assenze dei parlamentari e soprattutto se Mura non avesse risposto con miracolosa sincerità sulla sua scelta (un giorno a settimana in terra, cioè al Parlamento, e il resto in acqua) nessuno se ne sarebbe accorto. Forse neanche Luigi Di Maio che gli ha dovuto chiedere di dimettersi.

Però resta un fatto: chi l’ha candidato sapeva, perché lo stesso Mura dichiara di aver avvertito in tempo, dei bisogni insopprimibili della sua persona, eppure l’ha messo in lista. Perché l’ha fatto? Perché forse sapeva che gli elettori avrebbero votato comunque e a prescindere. Il voto era sul simbolo del Movimento non su chi lo rappresenta. Ma la democrazia rappresentativa si fonda invece proprio sul principio rappresentanza. In nome e per conto del popolo sovrano.

E Davide Casaleggio, che è la Corte Suprema dove ogni ultima istanza del movimento viene presentata, sapendo che siamo più incuriositi dalla provenienza della rucola che dalla vita e dalla storia di chi eleggiamo, ha annunciato che tra qualche tempo del Parlamento potremo fare anche a meno. Così invece di delegare, magari al velista assenteista, esercitiamo da casa, magari mentre laviamo con cura la rucola, il controllo diretto sui nostri governanti.

Click click, urrà!