A circa quattro chilometri della vetta dell’Alpe d’Huez, in una delle tappe alpine più belle di questo Tour de France, Vincenzo Nibali in una frazione di secondo sparisce: era lì con i migliori, poi lo si ritrova a terra dolorante. Caduto senza un apparente motivo nel momento clou dell’ultima salita, un attimo dopo lo scatto di Chris Froome. Il messinese però si rialza, riparte, recupera almeno 50 secondi sui migliori e alla fine arriva ad appena 13” dal vincitore, la maglia gialla Geraint Thomas. Un numero che lo avrebbe tenuto ancora in corsa per la classifica generale, ma dalle prime visite e radiografie arrivano brutte notizie: Nibali è stato portato in ambulanza a Grenoble. Il referto degli esami clinici è durissimo: frattura vertebrale. Tradotto: il suo Tour è finito, lo squalo dello Stretto è costretto al ritiro proprio al termine della giornata che ne aveva rilanciato le ambizioni di altissima classifica e, perché no, di vittoria finale o almeno di podio.

Lo Squalo non è caduto da solo. “C’era Bardet che aveva circa 10” di vantaggio, in mezzo c’erano le moto. In quel punto la strada stringeva tanto, non c’erano le transenne” a dividere i ciclisti dal muro di tifosi. “C’erano due moto della polizia. Quando Froome ha accelerato l’ho seguito, stavo anche bene. Poi c’è stato un rallentamento e sono andato giù”. Questo ha raccontato Nibali a caldo dopo l’arrivo.

Il gesto antisportivo di Bardet – Fatto sta che in quel momento il suo Tour de France sembrava finito. Invece il 33enne della Bahrain-Merida è riuscito con un numero a rientrare in classifica. Tutto nonostante la mancata sportività del francese Romain Bardet, che mentre Froome e Tom Domoulin avevano deciso di aspettare il rivale, è scattato in faccia a tutti. Alla fine ha vinto il gallese Thomas, già trionfatore nella frazione di ieri, davanti all’olandese  e proprio a Bardet. Solo quarto il capitano della Sky Froome. Thomas cge ora guida la classifica con 1’39” su Froome, 1’50” su Dumoulin e 2’37” su Nibali.

Nibali: “L’idea era attaccare nel finale” – “Stavo bene, la condizione c’era, anche oggi, ci credevo fortemente”, ha spiegato il siciliano ai microfoni di Raisport. Senza la caduta, il sigillo in cima all’Alpe d’Huez poteva essere il suo: “La gamba girava bene, avevo delle buone sensazioni. Il primo attacco che ho fatto era una prova per vedere come stavano gli altri e se qualcuno reagiva, l’idea era quella di attaccare nel finale“. Un caduta simile capitò anche a Froome: “Ma era in maglia gialla, era differente”, ha sottolineato Nibali. “Però sono cose che possono accadere quando ci sono questi restringimenti e c’è tanto pubblico“, ha concluso.