Erano stati prosciolti dall’accusa di omicidio colposo, ma i genitori di Eleonora Bottaro, la studentessa di Bagnoli morta di leucemia il 29 agosto 2016 dopo aver rifiutato la chemioterapia, saranno processati a partire dal 25 ottobre davanti al giudice monocratico di Padova. La corte d’Appello, come riporta il Corriere della Sera, ha accolto la richiesta della Procura di Padova, che si era opposta alla decisione del giudice per l’udienza preliminare, rinviando a giudizio i coniugi Bottaro per omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento.

Secondo il pm, che aveva chiesto il rinvio a giudizio, i genitori avevano convinto la figlia, che quando si era ammalata era ancora minorenne, a non sottoporsi alla chemioterapia, e avrebbero anche cercato cure alternative rivolgendosi a una clinica in Svizzera. Eleonora, morta 14 giorni dopo il suo diciottesimo compleanno, e i suoi genitori avevano rifiutato in tutti i modi l’uso della chemioterapia perché sostenitori delle teorie di Ryke Geerd Hamer, l’ex medico tedesco radiato dalla professione nel 1986 morto nel luglio dell’anno scorso. 

Proprio la sua scelta aveva portato la Procura di Padova, guidata dal procuratore capo Matteo Stuccilli, a indagare per omicidio colposo. La coppia era stata privata della patria potestà e quando il Tribunale dei Minori, chiamato a esprimersi dall’ospedale, aveva imposto l’unica cura possibile ed efficace per la comunità scientifica, aveva già firmato le dimissioni della figlia da tre giorni. Finiti indagati e poi imputati il 30 novembre 2017 per loro il gup Mariella Fino aveva pronunciato sentenza di non luogo a procedere “perché il fatto non costituisce reato”. Contro il verdetto del gup ha presentato appello il procuratore aggiunto Valeria Sanzani. Quando scoppiò il caso in un comunicato stampa la Procura, a firma del procuratore capo Matteo Stuccilli, sostenne che i genitori “da un lato si opponevano alla terapia chemioterapica, osteggiata fin dal primo intervento medico, dall’altro ingeneravano nella figlia Eleonora una falsa rappresentazione della realtà sia in ordine alla gravità e mortalità della patologia da cui era affetta (leucemia linfoblastica acuta) sia con riferimento alla idoneità e adeguatezza curativa soltanto dei rimedi da essi proposti, privi di qualsiasi validità scientifica”.

Nonostante i medici della Oncoematologia pediatrica, dove Eleonora era una paziente minorenne, avessero garantito l’80% di possibilità di superare e vincere la malattia se fosse stato osservato il protocollo ufficiale (l’unico che può portare alla guarigione in casi come questi), lei decise per una clinica svizzera, dove fu trattata con cortisone e vitamina C.  Nella richiesta di appello – come riporta il quotidiano di via Solferino – il procuratore scrive che Eleonora aveva ereditato “le illusioni” dei genitori consapevoli che le loro decisioni contrarie alla scienza e ai protocolli ufficiali negandole le possibili alternative e impedendolecosì di fare una scelta libera e consapevole, che l’avrebbe portata probabilmente ad andare molto oltre i 18 anni.

“Con questa sentenza il Gup ha preso atto del principio della libertà di scelta delle cure mediche e di autodeterminazione anche in un soggetto minorenne – spiegò l’avvocato Roberto Mastalia dopo la decisione del giudice per l’udienza preliminare -. È stato insomma affermato il principio che la chemioterapia è un trattamento che non può essere imposto, e che è un diritto della persona, anche minorenne, quello di scegliere se sottoporsi o meno alle cure. Eleonora, che aveva 17 anni e mezzo, era perfettamente consapevole del suo male e dei rischi a cui andava incontro sottoponendosi o meno alla chemioterapia. È stato riaffermato quindi il diritto inalienabile di ciascuno di noi di che cosa fare della sua vita” aveva sottolineato il legale. Ma ora altri giudici dovranno confermare o smentire questa tesi.

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