È cominciata con la richiesta di costituzione di parte civile dinanzi al gup del Tribunale di Trani, Angela Schiralli, l’udienza preliminare per il rinvio a giudizio di 18 persone e della società Ferrotramviaria, imputate nel procedimento penale sullo scontro fra due treni avvenuto il 12 luglio 2016 sulla tratta fra Andria e Corato, in cui persero la vita 23 persone e altre 51 rimasero ferite. Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di disastro ferroviario, omicidio colposo, lesioni gravi colpose, omissione dolosa di cautele, violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro e falso.

Tra coloro che hanno chiesto di poter essere ammessi al processo ci sono la Regione Puglia, alcuni Comuni, associazioni e familiari delle vittime.  Si tornerà in aula il prossimo 7 settembre per eventuali eccezioni preliminari delle difese anche sulle richieste di costituzione delle parti civili. “È incoraggiante per tutti noi che sia già iniziata l’udienza preliminare. Altri processi di strage hanno avuto tempo molto più lunghi” ha dichiarato a margine Daniela Castellano, figlia di una delle vittime, che oggi ha assistito all’udienza insieme con molti altri familiari. “Si spera di arrivare al più presto a processo – ha continuato – e che tutte le responsabilità vengono accertate e punite”.

Stando alle indagini della magistratura tranese, il giorno dell’incidente da Andria fu dato l’ok alla partenza del treno senza aspettare l’incrocio con il convoglio proveniente da Corato, la cui partenza, però, non era stata neppure comunicata. Per queste condotte, i pm ha chiesto il rinvio a giudizio per i dirigenti di movimento di Andria e Corato, Vito Piccareta e Alessio Porcelli, il dirigente coordinatore centrale Francesco Pistolato e il capotreno Nicola Lorizzo, che viaggiava sul convoglio partito da Andria (il collega che era a bordo del treno da Corato è tra le vittime). Ai due capostazione si contesta anche di aver falsificato i registri contenenti le annotazioni sui “via libera” per la partenza dei treni.

Agli allora dirigenti di Ferrotramviaria, gli amministratori delegati Enrico Maria Pasquini e sua sorella Gloria Pasquini, il direttore generale Massimo Nitti, il direttore di esercizio Michele Ronchi e altri sei dirigenti, la Procura di Trani contesta di non aver adeguatamente valutato i rischi, violando una serie di norme sulla sicurezza. Avrebbero sottovalutato il pericolo nonostante 20 inchieste disciplinari aperte fra il 2003 e il 2015 a seguito di incidenti sfiorati. Rischia il processo anche il direttore generale del ministero delle Infrastrutture, Virginio Di Giambattista, accusato in concorso con un’altra dirigente, Elena Molinaro, di non aver “compiuto verifiche periodiche” e adottato “provvedimenti urgenti” per eliminare il sistema del blocco telefonico su quella tratta a binario unico.

Quel sistema, sostiene la procura, era da considerare obsoleto e pertanto la tratta avrebbe dovuto subire lavori di manutenzione per incrementare i livelli di sicurezza. Secondo quanto ricostruì Ilfattoquotidiano.it nelle giorni successivi all’incidente, sarebbero bastate alcune centinaia di migliaia di euro per dotare la linea di un blocco conta-assi, che – secondo gli esperti – sarebbe stato sufficiente per aumentare la sicurezza ed evitare di affidare al semplice “controllo umano” la percorribilità della tratta a uno dei due convogli.

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