Marco Pirone a soli 9 anni, dopo la separazione dei genitori, a Scampia ha frequentato l’Università dell’abbandono. Solo, in una Scampia in piena espansione criminale. A 14 anni Marco ha iniziato a drogarsi. Marco senza punti di riferimento, senza affetto, ha cercato la sicurezza tra i palazzoni grigi di Scampia, tra le strade enormi. La sua famiglia l’ha sostituita con i “guaglioni” del rione, buoni e cattivi, con loro non si sente mai ultimo.

Marco cresce e diventa adolescente, la sua trafila nel mondo della droga è quella classica. Si parte con lo spinello, per finire alla cocaina, al cobret. La droga diventa il modo per dimenticare le brutture della vita, la solitudine e un futuro incerto, senza sicurezza, senza prospettive, senza la possibilità di cadere e non farsi male. Il lavoro nel Sud non c’è, non c’è a Napoli, non c’è a Scampia e Marco lo sa, così “arrangia”. Nonostante la droga fa il garzone di un macellaio, sgobba dalle 7 del mattino fino alle 10 di sera. Lavora per se stesso, per campare, per i soldi, per tirare avanti. Sfascia la carne. Macellaio tutto il giorno e poi la sera fuori, nel buio di Scampia a cercar droga e amici. Una doppia vita, un dottor Jekyll e mister Hyde in salsa napoletana.

Questa vita non vita dura molti anni. Marco non fa notizia, perché è l’ennesimo abbandonato figlio di questa città senza paracaduti per i giovani. I suoi amici “buoni” creano delle famiglie, quelli “cattivi” formano clan. Pochi sanno che Marco si droga e gli amici del rione, lo invitano a star con loro, a fare giri, a partecipare. Questa sembra la storia segnata di un ragazzo che non ce l’ha fatta e invece quanto è vera la frase: “Dove c’è pericolo cresce anche ciò che salva”.

Quando sembra tutto perso Marco incontra la sua attuale moglie. Una donna che cambia le sorti segnate di un ragazzo di periferia. L’Anna e Marco di Scampia si sposano e scappano dal marciume criminale dell’Area Nord di Napoli. Direzione Bolzano, Trentino Alto Adige. Marco è un disossatore, produttore di speck: 3 mila euro al mese, più dei suoi amici criminali di Scampia. Marco sembra avercela fatta. Ha un figlio, ha smesso di drogarsi, una moglie. Purtroppo il lavoro a Bolzano termina e la famiglia ritorna a Scampia.

Per Marco è un colpo durissimo, senza lavoro con un figlio e un altro in arrivo. A Scampia si fanno vivi i vecchi fantasmi, Marco ricomincia a drogarsi. Ma la famiglia è più forte, lui lasciato per strada senza punti di riferimento non vuol far lo stesso coi sui figli e con gli artigli e con i denti ne esce fuori a testa alta. Trova un altro lavoro, in una ditta ferroviaria. Marco oggi è un’altra persona, è rimasto a Scampia per dimostrare a se stesso e agli altri, che si può venir fuori a testa alta. Marco, quello che ha frequentato l’Università dell’abbandono, oggi è un istruttore di calcio, gratuitamente. Toglie ragazzini dalla strada e gli insegna la vita in un campo di pallone.

La sua, oggi, è una famiglia esemplare. Lui un papà che non abbandona mai i suoi figli. Marco è diventato un capotreno della Circumvesuviana. Capotreno! Ogni volta che penso a Marco penso al riscatto di Scampia, alla volontà che cambia le cose, alla comunità che deve sostenere i deboli. La sua storia vale più di mille trattati di pedagogia, dei paroloni, dei congressi, Marco dovrebbe tutti i giorni andare nelle scuole a raccontare di un adolescente senza futuro che oggi porta orgogliosamente turisti di tutto il mondo a Pompei. “Ho deciso di vivere e non di morire, mi sono disintossicato e ho cambiato la mia vita”. Grazie Marco, diamante grezzo levigato dai sacrifici e dell’amore di una donna che ha cambiato un’esistenza.