Da Mosca a Kaliningrad, il torneo russo visto dall’Italia che resta a casa. Tante storie nella storia: paradossi, tele-visioni, stranezze e cinismi assortiti. Perché chi non c’è ha sempre torto, ma può divertirsi lo stesso senza prendersi troppo sul serio.

Perché tutte le tifose russe di Russia 2018 sono belle da fare paura? Una più carina dell’altra. Mai una fanciulla con qualche imperfezione. Sottili come pesciolini del Baltico, occhi azzurri, capelli biondi, bandierine dipinte sulle guance. Sempre sorridenti nemmeno fossero delle hostess. Il primo dato estetico dei Mondiali russi 2018 è questo. E non fa difetto lo spostamento di stadio e di città. Vuoi che Cherchesov e soci fossero a giocare a Mosca, a Samara, a San Pietroburgo, a Sochi. Niente da fare. Sbuca sempre la stessa silhouette. La stessa sagoma. La stessa bionda sorridente. Non può essere un caso.

Perché quando dietro a qualcosa c’è Putin, complotto ci cova. Un’agenzia di modelle, ad esempio, che piazza settore per settore le proprie ragazze. Sabato scorso mentre Golovin faceva di tutto per non segnare e per arrivare ai rigori c’è stato uno stacco sulla solita bionda con il tricolore dipinto sulla guancetta che ci ha ribaltati sulla poltrona. Ma è mai possibile che passasse di lì per caso? Ancora lei? La stessa sensazione che abbiamo provato nell’ “estetica del pieno degli stadi”. Comparse pagate anche qui? Gomblotto? Avete mai visto uno stadio vuoto a Russia 2018? Mezzo vuoto? Con qualche poltroncina non occupata? L’effetto stadio stipato, di densità massima posto per posto, mai un settore vuoto, c’era perfino per Svizzera-Costa Rica. Ed erano al Ninzj Novgorod Stadium da 45mila posti. Dalla poltrona di casa sembra tutto studiato. Nei minimi dettagli. Quando a Italia ’90 durante Camerun-Argentina vedevi il terzo anello di San Siro senza un’anima, con perfino l’omino del Borghetti a disertare l’impervia solitudine, ti sembrava tutto molto più umano. A Russia 2018 invece le parole d’ordine sono stipare, sorridere, abbellire.

Un altro mistero estetico che avvolge questi Mondiali è quello dei copricapi. Come è possibile che intere vagonate di tifosi partano da casa propria, o arrivino fuori dalla Kazan Arena e trovino per caso cappelli, berretti, aggeggi impossibili da infilare in testa? Il grande punto interrogativo riguarda prima di tutto la famigerata parrucca coi riccioli. Quella da mago Galbusera o alla Ninetto Davoli. Non basta più indossare la maglietta della propria nazionale per essere rincorsi fuori dallo stadio e farsi accoltellare in un vicoletto dagli hooligans. Oggi serve la parrucchetta coi boccoli. Colorata, ovviamente. Per ogni nazione le sue tonalità. Ce l’avevano tutti perfino i sauditi che di solito in testa preferiscono candidi lenzuolini. Una vera mania. Dilagante. Totalizzante. Ricordateci un’inquadratura di un tifoso senza un copricapo ridicolo e vi premieremo con un sombrero (regolarmente adagiato sulla capoccia dei tifosi messicani). Il papakha caucasico per un tifoso russo ci può pure stare. Il classico elmo da vichingo per gli svedesi d’accordo, va bene. Ma di fronte alla feluca bicorno napoleonica indossata da un tifoso francese o al “nemes” della Sfinge abbarbicato sul capo di un egiziano siamo rimasti davvero increduli. Apoteosi: un tifoso uruguayano completamente blu in viso e con il berretto bianco da puffo in testa. Anche questa è estetica a Russia 2018. Da ventiquattro angolazioni diverse.