A sette anni dalla chiusura indagini e a sei dall’inizio del processo la Procura di Roma ha chiesto la condanna per i quattro carabinieri infedeli coinvolti nel luglio del 2009 nella vicenda del video girato all’ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo mentre era in compagnia di un trans. In particolare il pm Edoardo De Santis ha chiesto 12 anni per Nicola Testini e Carlo Tagliente. Per i loro altri due colleghi, Luciano Simeone e Antonio Tamburrino, sono state sollecitate condanne rispettivamente a 9 e 4 anni di reclusione. Chiesta, invece l’assoluzione per il trans Natali. I militari sono accusati, a vario titolo, di concussione, rapina, violazione della legge sugli stupefacenti e ricettazione.

Per Piero Marrazzo “è stato uno tsunami senza fine” e “lui si è assunto le sue responsabilità. Gli hanno distrutto la vita” dice Luca Petrucci, legale di Marrazzo,  parte civile nel processo. L’avvocato ha avanzato una richiesta di risarcimento di 50mila euro. “Marrazzo era un politico intransigente con dei vizi privati”, ha aggiunto il penalista secondo cui da parte dei carabinieri “c’è stata l’intenzione di cercarlo per sfruttare una sua debolezza. Volevano fare l’affare della vita cercando di ricavarne 80mila euro, non qualche migliaio di euro”.

Ci fu un anche tentativo di “vendere” il video in cui Marazzo era stato ripreso. Il giornalista prestato alla politica fu avvertito da Silvio Berlusconi dell’esistenza di immagini compromettenti che erano arrivate all’attenzione del direttore di Chi Alfonso Signorini. Che si rese immediatamente conto che si trattava di immagini che violavano la privacy, ma avvertì comunque il suo editore Marina Berlusconi. Durante la sua audizione – il 28 maggio 2013 – Marrazzo dichiarò che era stata colpita la sua vita: “La mia famiglia e la mia dignità personale e professionale”. Lo scandalo lo portarono alle dimissioni da presidente della Regione Lazio. Secondo la Procura di Roma Testini, Simeone e Tagliente minacciarono Marrazzo perché firmasse e consegnasse loro tre assegni per un totale di di 20mila euro, altrimenti avrebbero rivelato quello che accadeva in casa del trans.