Questione di trasparenza”, spiegava due anni fa al fattoquotidiano.it. l’allora vice ministro alle Infrastrutture, Riccardo Nencini. Stupito dallo stupore suscitato dalla sua iniziativa di pubblicare – unico esponente del governo a farlo – l’agenda degli appuntamenti con i portatori di interessi (le cosiddette lobby) dal giorno del suo insediamento al dicastero di Porta Pia. Oggi, da senatore semplice, Nencini ha ripresentato il primo giorno della legislatura lo stesso disegno di legge con il quale, nel corso della precedente, propose l’introduzione di una normativa generale per regolamentare le attività di rappresentanza di interessi nei confronti dei decisori pubblici. E adesso punta all’adozione, anche al Senato, di un regolamento come quello con cui, l’anno scorso, la Camera aveva disciplinato l’attività di lobbying. Presentando una bozza che, tra l’altro, detta regole più stringenti di quelle già in vigore nell’altro ramo del Parlamento per monitorare l’attività delle lobby dentro e fuori da Palazzo Madama.

GIRO DI VITE – Ma cosa prevede nello specifico la proposta di Nencini? Oltre ad istituire, presso il Consiglio di presidenza, “un registro dei soggetti che svolgono professionalmente attività di rappresentanza di interessi nei confronti dei senatori” pubblicato “sul sito internet del Senato” e “puntualmente aggiornato”, il regolamento messo nero su bianco dal senatore del Gruppo Misto stabilisce che “chiunque intenda svolgere attività di rappresentanza di interessi, promuovendo nei confronti dei senatori interessi leciti, suoi o di altro soggetto che intende rappresentare”, debba chiedere preventivamente “l’iscrizione” nello stesso registro. Indicando, nel caso di persone giuridiche, “la denominazione e la sede, nonché i dati anagrafici delle persone che in maniera stabile e costante svolgono per loro conto tale attività e lo specifico rapporto contrattuale che ad esse le lega”, se l’attività di lobbying è svolta da un soggetto giuridico diverso da una persona fisica, e “la descrizione dell’attività di rappresentanza di interessi che si intende svolgere” e quali soggetti “si intendono contattare”. Ivi compresi – ed è questa la novità rispetto al regolamento in vigore alla Camera – “funzionari e dirigenti del Senato”. Ma non è tutto. Per l’iscrizione nel registro, la persona fisica (compresa quella indicata eventualmente dalla persona giuridica titolare dell’attività di lobbying) deve “non aver subito, nell’ultimo decennio, condanne definitive per reati contro la pubblica amministrazione o la fede pubblica o il patrimonio”. E poi “godere dei diritti civili e non essere stato interdetto dai pubblici uffici”. Ma anche “non aver ricoperto negli ultimi dodici mesi cariche di governo né aver svolto il mandato parlamentare”.
 
CHI SBAGLIA PAGA – Non potevano mancare neppure le sanzioni per chi non rispetta gli obblighi prescritti dal regolamento. “In caso di violazione”, prevede infatti il testo predisposto da Nencini, “si applicano le sanzioni della sospensione o della cancellazione dal registro”, graduate dal Consiglio di presidenza “in relazione alla gravità delle infrazioni, secondo procedure e modalità stabilite”. Inoltre, “della mancata osservanza delle disposizioni e della irrogazione delle sanzioni è assicurata pubblicità sul sito internet del Senato”. E se la violazione è commessa da un senatore? Il Consiglio di presidenza commina, in questo caso, “la sanzione della sospensione dai lavori d’aula sulla base della gravità delle infrazioni compiute e assicura pubblicità della sanzione assunta sul sito internet del Senato”. Nei prossimi giorni, Nencini sottoporrà all’attenzione della presidente di Palazzo Madama, Elisabetta Alberti Casellati, la sua proposta di regolamento. “Con l’auspicio che possa sfociare in un testo di legge – ha spiegato l’ex vice ministro delle Infrastrutture –. Obiettivo fino ad ora mancato malgrado nella scorsa legislatura diverse siano state le proposte di legge per introdurre una regolamentazione delle lobby di cui l’Italia è ancora sprovvista”. E, citando “il caso dello stadio della Roma che ha abbondantemente occupato le cronache”, Nencini ha tirato pure una bordata a Luigi Di Maio: “Se – e sottolineo se – quanto appreso dalla stampa risponde a verità, l’attuale vicepresidente del Consiglio dovrebbe spiegare se gli incontri avuti non fossero in contrapposizione con il principio che ha ispirato il regolamento della Camera che lui stesso ha promosso. Quegli incontri sarebbero dovuti essere censiti”.