Un’intera squadra di calcio giovanile della Thailandia è intrappolata da quattro giorni all’interno della grotta di Tham Luang Nang Non, nel nord del Paese, dove si trovava per un’escursione. Il gruppo, composto da 12 ragazzini tra gli 11 e i 15 anni e l’allenatore, è disperso da sabato e si trova al momento senza cibo, in un ambiente umido e allagato in certi tratti fino a 5 metri. A tenere prigioniera la squadra sono le forti piogge che stanno ingrossando il torrente sotterraneo e che impediscono ai soccorritori di pompare acqua all’esterno.

Secondo quanto ricostruito dai media thailandesi, la squadra avrebbe deciso all’ultimo di fare un’escursione dopo una partita nel nord del paese. Prima del rientro, i ragazzi e il loro tecnico si sarebbero avventurati nella grotta, una nota località turistica il cui accesso è però proibito in questo periodo dell’anno, proprio a causa delle improvvise piogge monsoniche che provocano rapidi allagamenti e torrenti di fango.

Nelle ricerche, in corso 24 ore su 24, sono impegnate un migliaio di persone. I sommozzatori della Marina thailandese sono penetrati per alcuni chilometri all’interno della grotta, lunga quasi 10 km, senza però mai riuscire a percorrerla fino in fondo a causa dell’alto livello delle acque. “Tutti stanno facendo del loro meglio. C’è il problema dell’acqua che continua ad alzarsi, ma abbiamo ancora speranza”, ha detto ai giornalisti il generale Chalermchai Sittisart. I soccorritori stanno cercando di trovare un’altra apertura nella caverna, dopo che l’ingresso principale è diventato inaccessibile. Le squadre di ricerca stanno anche utilizzando dei droni con sensori termici per sorvolare le caverne nella zona e dei veicoli sottomarini telecomandati azionati a distanza.

Le autorità locali hanno sempre cercato di rimanere ottimiste, sostenendo che la grotta è dotata di numerose cavità laterali che avrebbero potuto consentire ai 13 dispersi di trovare riparo, ma ormai sono passate circa un centinaio di ore dalla loro scomparsa e del gruppo continua a non esserci traccia.

Nel Paese intanto cresce l’angoscia per il destino dei ragazzi, con le famiglie che sono arrivate sul posto e i media del Paese che seguono con il fiato sospeso le operazioni di soccorso, sotto lo slogan “Riportiamoli a casa“. La vicenda ha sensibilizzato anche il re Vajiralongkorn, che ha espresso il suo sostegno alle famiglie dei ragazzi con un messaggio affidato alla tv nazionale.

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