E’ la prova più temuta, anche odiata, dai 500mila maturandi. Dopo i primi due scritti, è il momento del quizzone: domande aperte, a risposta multipla, problemi, analisi o sviluppo di progetti sulle materie (al massimo cinque) scelte dalla commissione. La terza prova di maturità, predisposta dai professori la mattina stessa, è un’incognita e per questo spaventa. Ma dal prossimo anno non ci sarà più: verrà sostituita dal test Invalsi.

Solitamente la terza prova non supera le 3 ore ed è l’ultimo scoglio prima dei colloqui orali. Nelle scuole sede di seggio, in caso di ballottaggi, è stata posticipata al 27 giugno. Anche se viene confezionata dalla commissione, presenta diverse insidie per i maturandi. Perché i ragazzi non sanno su quali discipline verte (sono escluse quelle oggetto delle prime due prove scritte: quindi oltre a Italiano, un esempio sono Greco al classico e Matematica allo scientifico) e la modalità con cui vengono presentati i quesiti. Un rompicapo che, come le altre prove scritte, mette in palio 15 punti.

Questi studenti saranno però gli ultimi ad affrontare il cosiddetto quizzone, perché dal 2019, in base alle novità introdotte dalla Buona scuola bis nel 2017 dal governo Renzi, la terza prova scritta lascerà il posto ad un test Invalsi su italiano, inglese e matematica che si svolgerà al computer prima degli esami. Il superamento della prova diventerà quindi un requisito necessario, insieme alla sufficienza in tutte le discipline e al completamento dell’alternanza scuola-lavoro, per accedere alla maturità.

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