“Ti chiedo scusa se qualche mio familiare ti ha accusato di essere coinvolto nel depistaggio Scarantino“. Così Salvatore Borsellino al pm Nino Di Matteo, intervenuto a un’iniziativa pubblica alla Camera del Lavoro di Milano. “Sono sicuro che per quel depistaggio sono altri i magistrati che debbono essere portati a processo. Quindi ti chiedo scusa per le amarezze che ti hanno portato queste incaute affermazioni che sono state fatte da membri della mia famiglia. So che queste amarezze ti hanno portato a declinare l’invito per presentare un libro scritto da ragazzi del movimento Agende Rosse in via d’Amelio. Spero che tu riesca a superare queste remore”, ha continuato il fratello del magistrato ucciso in via d’Amelio il 19 luglio del 1992.

Il riferimento di Salvatore Borsellino è per la nipote, Fiammetta, figlia di Paolo. “Abbiamo avuto un balordo della Guadagna come pentito fasullo e una Procura massonica guidata all’epoca da Gianni Tinebra che è morto, ma dove c’erano Annamaria Palma, Carmelo Petralia, Nino Di Matteo…” aveva detto alcuni mesi fa l’ultimogenita del giudice in un’intervista al Corriere della Sera. “Venticinque anni di schifezze e menzogne. All’Antimafia consegnerò inconfutabili atti processuali dai quali si evincono le manovre per occultare la verità sulla trama di via D’Amelio”, aveva continuato Fiammetta, che sulla questione ha anche inviato una lettera al Csm.

Dopo le parole della figlia del magistrato assassinato, il pm Di Matteo – ora in servizio alla procura nazionale – aveva chiesto di essere sentito dalla commissione Antimafia. “Quando vennero avviate le indagini, io non ero magistrato ma uditore… Entrai a far parte del pool che seguiva le stragi di mafia solo nel novembre ’94, quindi due anni e 2 mesi dopo l’arresto di Scarantino avvenuto sulla base di accuse di pentiti che mai ho interrogato e intercettazioni che mai ho ascoltato all’epoca”, ha detto il pm ricordando che “a occuparsi delle stragi all’epoca erano il dottor Tinebra, il dottor Cardella e, forse ricordo male, ma al primo interrogatorio di Scarantino c’era anche la dottoressa Boccassini. Se c’è stato un depistaggio, è la mia opinione, si è cominciato a realizzare prima del settembre 1992”. Ilda Boccassini, nell’ottobre del 1994, prima di lasciare Caltanissetta, scrisse una lettera al procuratore Tinebra esprimendo dubbi sulla veridicità delle dichiarazioni di Scarantino, ma Di Matteo non ne seppe nulla per quasi un decennio, fino al “2011- 2012. Mai parlato di stragi con la Boccassini”.

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