Roma antifascista per statuto”. Il M5S a Roma prova a rimediare alla figuraccia occorsa la scorsa settimana in Assemblea Capitolina, quando gran parte del gruppo pentastellato votò positivamente alla mozione di Fratelli d’Italia per l’intitolazione di una via a Giorgio Almirante, storico quanto discusso segretario dell’Msi. I consiglieri grillini – che ancora non hanno nominato un nuovo capogruppo dopo il passo indietro di Paolo Ferrara, indagato per la vicenda dello stadio dell’As Roma – hanno messo a punto una sorta di “contro mozione” che, in primis, impegna la Giunta “a non procedere alla intitolazione di toponimi, o comunque di nomi di luoghi e strutture pubbliche, ad esponenti politici portatori di ideologie riconducibili al disciolto partito fascista, o a persone che si siano esposte con idee antisemite e razziali”.

C’è poi un passaggio che segna quello che viene definito come “salto di qualità”: “E’ urgente dare seguito alla discussione volta all’inserimento nello Statuto di Roma Capitale dei valori antifascisti nel territorio capitolino”. Documento che nelle premesse cita l’articolo 3 della Costituzione e l’articolo XII delle disposizioni finali della Carta dove si dice che “è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. Insomma: la città rivendica il suo antifascismo – Roma è medaglia d’oro per la Resistenza, così come diversi quartieri della Capitale – e lo stabilisce nella sua “costituzione”.

Un passo necessario, d’altronde. Quanto accaduto il 15 giugno scorso aveva imbarazzato non poco la sindaca, presa alla sprovvista da Bruno Vespa durante la registrazione di Porta a Porta, che inizialmente aveva preso timidamente le distanze affermando che “l’assemblea è sovrana”, ma una volta terminata la puntata e consultata la sua maggioranza, aveva twittato che “nessuna via sarà intitolata a Giorgio Almirante”. Una presa di posizione che non ha scatenato alcuna reazione nei consiglieri, anch’essi piuttosto imbarazzati. La giustificazione preminente – qualora posa essere una scusante – è stata quella di una disattenzione rispetto all’atto in votazione, in una giornata piuttosto tesa per le vicende relative all’inchiesta della Procura su Tor di Valle. Qualcuno, però, ha anche ammesso di non conoscere la storia politica dell’ex segretario Msi e il suo ruolo di vertice nel giornale La Difesa della Razza. Insomma, distrazione mista a ignoranza e disorganizzazione dovuta al passo di lato del capogruppo Ferrara.

Oggi, però, l’affermazione del principio voluto da Virginia Raggi. “Con questo atto si fa un salto di qualità – spiega Pietro Calabrese, che compare come primo firmatario della mozione – e si prosegue un percorso che è figlio di quanto esprime il territorio romano, la cui popolazione ha subito le conseguenze di quelle che furono le politiche del Regime. Non è un atto contro Almirante o la sua memoria, né si preclude l’intitolazione a personalità che, pur avendo fatto parte di quel contesto storico ingombrante, successivamente ne hanno preso le distanze”.

La futura iscrizione in Statuto di questo principio – per ora si tratta solo di una mozione – precluderà dunque solo il futuro o anche il passato? Domanda d’obbligo, considerando le cicliche polemiche sull’obelisco del Foro Italico dove campeggia ancora oggi, dove decenni, la scritta “Mussolini”. “Andiamo per gradi”, afferma senza sbilanciarsi Calabrese. Il testo potrebbe essere già proposto domani in occasione dell’Assemblea Capitolina che ha all’ordine del giorno, fra le altre cose, il nuovo regolamento sui Beni confiscati alle mafie.