Roma vuole competenze, non soldi”. Così Virginia Raggi ripete da settimane. Anzi, da mesi, da quando al ministero dello Sviluppo Economico c’era Carlo Calenda, che non ha mai mancato di inviare frecciate velenose alla presunta “inesperienza” della prima cittadina capitolina. Roma vuole “competenze” anche perché i soldi per la Capitale, 3,2 miliardi di euro, a quanto pare ci sono già. Sono “nascosti nel Def”, il Documento di programmazione Economica e Finanziaria approvato il 26 aprile scorso dall’ultra prorogato governo Gentiloni. Lo riporta Il Sole 24 Ore, in un’inchiesta di prima pagina in cui si snocciolano le 18 voci di spesa previste per far ripartire la città di Roma – indipendentemente dall’ente che dovrà gestire il denaro – almeno dal punto di vista infrastrutturale. “Il prossimo governo prosegua il lavoro fatto”, esortava pubblicamente l’ex premier un minuto dopo il varo del suo Def “senza impegno”. Già, perché il percorso ora è tracciato, le coperture ci sono e il dossier di Virginia Raggi può cambiare nome da “Fabbrica Roma” a un più concreto “Facciamo le cose”. “La sindaca e il ministro si vedranno a breve. L’incontro non è in calendario ma i contatti sono costanti”, assicurano dal Campidoglio a ilfattoquotidiano.it.

DALL’AEROPORTO ALLA METRO C – La prima cosa che dovrà fare il nuovo governo – e il nuovo titolare del Mise, Luigi Di Maio – è capire se confermare le voci di spesa e in che modo. Anche perché l’esecutivo a trazione Pd ha puntato tantissimo sulle grandi opere. Fra le voci principali, scrive Il Sole, ci sono “la prosecuzione della metro C (792 milioni disponibili su 1.136), la terza pista di Fiumicino, interventi su Gra e Roma-Fiumicino (78 milioni su 170), il rilancio del nodo Fs di Tiburtina (323 milioni), i 45 chilometri di piste ciclabili del Grab (150 milioni), oltre un miliardo per materiale rotabile, upgrade tecnologico e potenziamento infrastrutturale del ‘ferro’ romano. Non sembra esserci traccia, invece, dei soldi “promessi” durante il tavolo con Calenda – interrotto bruscamente – per lo sportello unico grandi imprese, la videosorveglianza, il polo biomedico e il fondo centrale di garanzia dedicata alle iniziative imprenditoriali a Roma. Insomma, progetti forse meno altisonanti ma che stavano a cuore non poco alla sindaca.

IL TEMA DELLE COMPETENZE – Ma eccoci al vero punto. “Roma non è più ladrona”, ripeteva fino a qualche giorno fa Virginia Raggi, almeno finché la Procura non scoperchiasse lo scandalo tangenti (anzi, “utilità”) sullo Stadio di Tor di Valle. In fondo, nonostante il presunto doppio gioco di mr. Wolf Lanzalone, da Palazzo Senatorio ci tengono a dire che la Capitale non brucia più i soldi suoi e degli italiani e che nel 2017 ha diminuito di 200 milioni il debito chilometrico, inversione di tendenza minima ma “storica”. E allora, se quei fondi ci sono, la sindaca vuole che possano essere gestiti dalla Giunta stessa, senza attendere i pagamenti Cipe, i passaggi in Regione e le vicende burocratiche con tutti gli intoppi del caso. Esempio lampante la questione sui rifiuti, sulla quale Raggi e Zingaretti continuano ad azzuffarsi su chi spetti sbloccare il piano e indicare il sito per l’eventuale discarica o inceneritore. Per fare in modo che Roma arrivi ad autodeterminarsi, il nuovo governo dovrebbe approvare i decreti attuativi che renderebbero pienamente operativa la legge 42/2009 su Roma Capitale, facendo così diventare la Città Metropolitana capitolina qualcosa di molto vicino alla municipalità di Parigi – per i prossimi 12 anni la metropoli francese potrà gestire qualcosa come 108 miliardi nell’ambito del progetto per la ‘Grande Paris’ – La ciliegina sulla torta, a quel punto, sarebbe ottemperare alla richiesta formulata più volte da Virginia Raggi: nominare la sindaca commissario per il debito.

STRADE E TRASPORTI, LE GRANDI PARTITE DEL “CANTIERE ROMA” – Il cambio di vedute sulle grandi opere avvenuto in questi due anni è palpabile. Le dichiarazioni della sindaca non vanno nella direzione di interrompere la realizzazione di infrastrutture come metro C e anello ferroviario, tutt’altro. Ma l’obiettivo più grande è risolvere i problemi annosi di Roma, sui quali sono inciampate le ultime due amministrazioni: buche e Atac. In entrambi i casi, in passato ci sono stati episodi di corruzione e malaffare che hanno contaminato i servizi, come dimostrano i processi in corso. Ma se “oggi non si ruba più”, il Campidoglio pretende fiducia: fondi per rimettere a posto le strade di Roma – troppo pochi i 70 milioni l’anno messi dalle casse romane – e un rilancio della municipalizzata Atac, indipendentemente da come finirà la vicenda del concordato preventivo. E poi, come detto, l’emergenza rifiuti – c’è un bando in corso da 118 milioni per portare i rifiuti fuori dal territorio regionale – la riqualificazione urbana e la manutenzione del verde. Per non parlare dei campi rom. Un “cantiere Roma” che il “governo amico” può far finalmente ripartire. O almeno questo è l’auspicio di Virginia, che anche sulla vicenda stadio, chiamata in Procura da semplice testimone, “ha parlato in difesa della città”.

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