Se alzate gli occhi e guardate dai Fori Imperiali verso la collina della Velia, vedrete un palazzo imponente, sbrecciato, smozzicato e sgretolato nel suo astratto isolamento: è Palazzo Silvestri Rivaldi, di proprietà dell’Ipab (Istituzione Pubblica di Assistenze e Beneficenza) Santa Maria in Aquiro, destinato a suo tempo a residenza di lusso per prelati di alto rango. La reazione degli intellettuali, in primis Antonio Cederna, Presidente di Italia Nostra Roma, riuscì a difendere il palazzo cinquecentesco dagli appetiti dell’ente, senza però spuntarla sulla sua futura destinazione. Il Palazzo venne abbandonato, orbita vuota depredata dai vandali delle preziose cornici in marmo delle porte, le mostre dei caminetti, le finestre e tutto ciò che era possibile rubare, fino a diventare un simulacro decadente di se stesso.

Palazzo Silvestri Rivaldi appartiene fisiologicamente al Parco dei Fori Imperiali, tant’è vero che in un felice periodo, l’Amministrazione Rutelli in collaborazione con il Presidente della Regione Lazio, Piero Badaloni, cercarono di dividersi equamente la destinazione d’uso del palazzo, naturalmente con vocazione rigorosamente museale. Allora si parlò dell’esposizione degli oggetti dell’Antiquarium comunale a tutt’oggi buttati in casse al Celio che “stanno andando in malora”, diceva Antonio Cederna. Eccellente iniziativa, tanto è vero che una notevole somma di danaro in vecchie lire rimase in bilancio per parecchi anni senza, però, che il museo vedesse la luce, finché i fondi furono stornati su altri capitoli di spesa.

Il Centro storico fu da allora letteralmente passato al tritacarne con l’apertura dei cantieri di Metro C e con il conseguente appannamento dei progetto Fori, il grande sogno di Antonio Cederna. Oggi, Palazzo Silvestri Rivaldi sorveglia, dall’alto del suo splendido degradato isolamento, i cantieri dei Metro C.

Italia Nostra Roma ha visto transitare sotto i propri occhi tanti progetti nati e mai vissuti per la valorizzazione dei Fori e dell’Area Archeologica Centrale attraverso le “compensazioni” per il disastro annunciato della Metro C. Nulla di nulla. Un dettaglio illuminate, i cantieri di Metro C avrebbero dovuto occupare anche il giardino archeologico di Palazzo Silvestri Rivaldi, ipotesi demenziale rientrata solo dopo le proteste di Italia Nostra Roma.

Certo, il boccone è ghiotto: se Palazzo Silvestri Rivaldi, per clamorosa mancanza di cultura, fosse messo in vendita, imprenditori arabi, cinesi, russi si butterebbero a testa bassa nell’impresa, magari ipotizzando un bell’albergone con vista sui Fori imperiali, tanto per dirne una. Italia Nostra però ritiene che il palazzo appartenga naturalmente ai Fori Imperiali: destinato ad Antiquarium comunale o museo interattivo dei recuperi archeologici del Fori Imperiali, poco importa.

Un paio d’anni orsono, l’Agenzia del Demanio fece una consultazione pubblica (dal 1° marzo al 31 maggio 2017) rivolta a cittadini e imprenditori per indagare sulla destinazione d’uso prevalente del bene: per il 67% degli intervistati ritennero che il palazzo dovesse mantenere, fra le varie funzioni, quella museale. Al MiBact (Ministero Beni Attività Culturali Turismo), in questo momento, va invece per la maggiore l’idea di farne una scuola di alta specializzazione, sotto le diretta dipendenza dello stesso Ministero. Noi suggeriamo invece di ospitare la scuola nel villino di pertinenza del Palazzo e di mantenere in piedi l’ipotesi museale.

Infine, Palazzo Silvestri Rivaldi è patrimonio pubblico non alienabile e non utilizzabile se non per la sua vocazione naturale, legato strettamente al grande sogno di Antonio Cederna: il Parco Archeologico dei Fori Imperiali da Piazza Venezia all’Appia Antica.

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