Tumori alla prostata e al seno, resistenza batterica agli antibiotici, ma anche Alzheimer e malaria. Lo studio per sviluppare i vaccini prosegue e potrebbe portare a risultati importanti nei prossimi 15 anni con “orizzonti che nemmeno immaginiamo”. “Stiamo lavorando per sviluppare vaccini in grado di rispondere alla resistenza batterica agli antibiotici. Inoltre sono in corso studi importanti, a livello internazionale, per capire come si può arrivare a realizzare vaccini preventivi contro i tumori alla prostata e al seno“. Parole che danno speranza, specialmente perché a dirle è il microbiologo Rino Rappuoli, considerato il padre italiano dei vaccini moderni, basati sulla genomica e che vengono ormai somministrati a milioni di persone nel mondo. A lui e al suo team si deve, tra l’altro, la messa a punto del vaccino contro il meningococco B. Per capire l’importanza di un possibile vaccino contro i batteri resistenti agli antibiotici, basti pensare che nel mondo sono circa 700.000 i decessi dovuti alle infezioni resistenti, che si sviluppano soprattutto negli ospedali in persone trattate con terapie che ne abbassano le difese immunitarie. In proposito l’Oms prevede prevede che, agli attuali tassi di incremento, da qui al 2050 i superbug saranno responsabili di almeno 10 milioni di decessi all’anno.

“Non mi stupirei se tra 15 anni tutti i 50enni si vaccinassero contro il cancro della prostata se uomini, e contro il cancro del seno se donne, per allontanare l’insorgenza del tumore di 10-20 anni o addirittura del tutto. La tecnologia per la messa a punto di vaccini è letteralmente in ‘esplosionè e ci sono studi molto promettenti in questo campo. Fra 5 anni vedremo i risultati, ma fra 15 anni si potrebbero aprire orizzonti che nemmeno immaginiamo” dice Rappuoli nel corso di un incontro nella sede di Farmindustria. Per i vaccini preventivi contro i tumori “siamo ancora in fase di studi preclinici – spiega Rappuoli – ma i risultati sono promettenti, soprattutto dopo che abbiamo individuato i cosiddetti ‘checkpoint immunitari’, che erano dei veri e propri ‘freni a mano’ del sistema immunitario nella risposta al cancro. Oggi, grazie ai nuovi formidabili farmaci oncologici, abbiamo capito che si può lavorare su questi ‘freni’, aprendo la strada alla ricerca anche sui vaccini antitumorali”. Così come la ricerca “sugli anticorpi monoclonali contro l’Alzheimer, alcuni dei quali si sono rivelati inefficaci, mentre altri si trovano in studio clinico, ci hanno fatto comprendere che sarà possibile anche percorrere la strada della vaccinazione, inducendo proprio anticorpi”.

“In questo momento – ha spiegato lo scienziato Chief Scientist & Head of External RD di Gsk Vaccines – stiamo sperimentando un vaccino contro il gonococco, batterio che provoca la gonorrea, e che attualmente è responsabile di 78 mila casi nel mondo”. Rappuoli, che è intervenuto all’incontro ‘Prevenzione e innovazione’, organizzato a Roma da Farmindustria, ha spiegato che dal momento in cui si comincia a lavorare a un vaccino a quando il prodotto arriva alla popolazione, possono passare anche più di dieci anni. Ma se si pensa che grazie a questo lavoro sono state debellate patologie che prima uccidevano bambini e adulti, si comprende l’impegno e la spesa che costano.

“I vaccini sono prodotti molto complicati, per essere sviluppati hanno bisogno di molta tecnologia, oggi è un momento esplosivo per questa tecnologia”, ha affermato. E ha aggiunto: “Negli anni abbiamo pensato più ai bambini che agli anziani, ma ora che la vita si è allungata dobbiamo cominciare a fare qualcosa anche per loro, servono vaccini che contrastino le malattie che colpiscono gli over 65″. Rappuoli ha anche sottolineato l’importanza per gli scienziati dei risultati di questo lavoro di ricerca per i Paesi del terzo mondo: “C’è un vaccino registrato contro la malaria. A fine anno, come ha indicato l’Oms, verrà usato in tre Paesi africani. Non è un vaccino perfetto perché ha un’efficacia che va dal 30 al 50% a seconda della dose e della fascia di età. Ma è già qualcosa”.