Ottantanove giorni per avere di nuovo un governo e tre mesi, a decorrere dalla data del giuramento, per comunicare all’Antitrust attività patrimoniali e partecipazioni azionarie. Questo è il tempo a disposizione dei 18 ministri. E da dichiarare ce n’è. Otto di loro, oltre allo stesso presidente del consiglio Giuseppe Conte, hanno collegamenti con aziende private. Nel report ‘Governo Conte e maggioranza giallo-verde’ l’osservatorio politico Openpolis, in collaborazione con l’agenzia Agi, analizza i numeri di questo esecutivo, tracciandone l’identikit: composizione, età media, questione di genere e connessioni da tenere sott’occhio, dal mondo dei think tank politici a quello delle imprese. “Ci auguriamo che i ministri coinvolti risolvano eventuali incompatibilità – è il commento di Openpolis – senza dover aspettare l’intervento dell’Antitrust“.

Formazione e composizione – Dalle elezioni del 4 marzo 2018 al giuramento del 1 giugno sono passati quasi tre mesi. Un’attesa record, che ha superato di circa una settimana il precedente record fissato dal governo Amato nel 1992, quando di giorni ce ne vollero 83. La causa dello stallo istituzionale è stata una tornata elettorale che non ha indicato un chiaro vincitore. Oggi l’esecutivo è composto solamente dal consiglio dei ministri, non essendo stati ancora nominati sottosegretari e vice ministri. Ed è per questo che i dati del dossier, che prende in considerazione gli esecutivi al giorno dell’insediamento, riguardano il Consiglio dei ministri e non l’intero governo. Come quello precedente guidato da Gentiloni, l’esecutivo Conte è composto 18 ministri, 12 con portafoglio e 6 senza. Il conferimento di 2 deleghe, Lavoro e Sviluppo economico, ad uno stesso ministro (Luigi Di Maio) è stato infatti controbilanciato da un dicastero senza portafoglio in più.

Think tank e fondazioni politiche – Tre dei 18 ministri hanno attualmente ruoli o incarichi in uno degli oltre 100 think tank politici attivi in Italia: Enzo Moavero Milanesi (ministro degli Affari esteri), Paolo Savona (Affari europei) e Giovanni Tria (Economia). Particolarmente ricorrente è l’Aspen Institute Italia. Due i membri del comitato esecutivo che fanno parte del governo: Milanesi e Savona. Con due ministri anche la Fondazione Iustus di Giulio Tremonti: Savona e Tria. E mentre quest’ultimo è anche membro del comitato economico della Fondazione Craxi e del comitato scientifico della Fondazione Magna Carta di Gaetano Quagliariello, Paolo Savona (oltre alle due fondazione già citate) è anche presidente della Fondazione Ugo La Malfa, nonché nel consiglio scientifico della Fondazione Icsa.

Partecipazioni e incarichi aziendali – Secondo la legge 215 del 2004 ‘Norme in materia di risoluzione dei conflitti di interesse’ il titolare di una carica di governo, nello svolgimento del proprio incarico, non può ricoprire cariche in enti di diritto pubblico, anche economici, ricoprire cariche in società aventi fini di lucro o in attività di rilievo imprenditoriale, esercitare attività professionali o di lavoro autonomo in materie connesse con la carica di governo (di qualunque natura, anche se gratuite) a favore di soggetti pubblici o privati e non può esercitare qualsiasi tipo di impiego o lavoro pubblico o privato. Valutare eventuali situazioni di incompatibilità spetta all’Antitrust. Entro 30 giorni dall’assunzione della carica i membri del governo, infatti, dovranno rendere una dichiarazione relativa alla situazione di incompatibilità ed entro 90 giorni dal giuramento dovranno comunicare attività patrimoniali e partecipazioni azionarie, anche per coniugi e parenti entro il secondo grado.

Sono nove i componenti del consiglio dei ministri, compreso il premier Conte, ad avere incarichi o partecipazioni in aziende. Il presidente del Consiglio è consigliere nel cda di GHMS Venezia Spa e consigliere di sorveglianza nella peninsulare compagnia generale di assicurazione Spa. Il ministro al Lavoro e allo Sviluppo Economico Luigi Di Maio è socio al 50% in Ardima srl. Il ministro ai Beni culturali Alberto Bonisoli è presidente del cda e proprietario al 75% della Most Consult Srl, socio accomodante della Most S.A.S di Lucia Veleva e C e consigliere nel cda della Nuova Accademia Srl. Il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno è consigliere sia nel cda di Cerved spa, sia in quello della Juventus Fc Spa. Il ministro alla Famiglia e alla disabilità Lorenzo Fontana è consigliere nel cda di Cancro primo aiuto, dove vicepresidente è il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Enzo Moavero Milanesi (Affari esteri) è socio al 50% nella Gerundo Società a responsabilità limitata, mentre Elisabetta Trenta (Difesa) è nel comitato direttivo della ConsorHum for research on intelligence and security services e Giovanni Tria (Economia) è nel cda della Fondazione universitaria Ceis-Economia Tor Vergata.

Il ricambio politico – Ma questo governo sarà ricordato, almeno con i numeri attuali, per quello con il maggior ricambio politico nel consiglio dei ministri nella storia repubblicana, escludendo i governi tecnici di Monti e Dini. Solo due dei 19 membri (incluso Conte), hanno avuto un precedente incarico da ministro, il 10,5%. Si tratta di Paolo Savona, ministro dell’industria nel governo Ciampi e oggi ministro per gli Affari europei e di Enzo Moavero Milanesi, al dicastero degli affari europei sia con Monti che con Letta e attualmente ministro degli Esteri. Il tasso di ricambio, ossia la percentuale di membri al primo incarico in consiglio dei ministri, si attesta all’89,5%. Nel corso della Prima Repubblica la percentuale è stata in media del 22,75%, mentre dal 1994 in poi, con l’arrivo del primo governo Berlusconi e della seconda repubblica, la media (pur crescendo) si è fermata al 56,78%.

L’età media: tre gli under 40 – L’età media dei membri del Consiglio dei ministri è di due anni inferiore alla media degli ultimi cinque governi. Si tratta del terzo più giovane dopo quello presieduto da Matteo Renzi (47,29 anni) e il quarto governo di Silvio Berlusconi (50,04). “Con un’età media di 50,26 anni – sottolinea il rapporto – è di gran lunga sotto il record negativo fissato dall’esecutivo tecnico guidato da Mario Monti, quando l’età media raggiungeva quasi i 63 anni. Come è successo dalla XVI a oggi, però, sono pochi gli under 40 nella squadra di governo. Sono tre ministri, lo stesso numero che c’era nei governi Berlusconi IV, Renzi e Gentiloni. In questo caso si tratta del ministro al Lavoro e Sviluppo economico Luigi Di Maio (31 anni), del ministro senza portafoglio ai Rapporti con il parlamento, il pentastellato Riccardo Fraccaro (37 anni) e del ministro senza portafoglio alla Famiglia e la disabilità, il leghista Lorenzo Fontana (38 anni). Numeri in linea con gli esecutivi precedenti, ma con un peso diverso, dato che Luigi Di Maio ricopre anche la carica di vice presidente del consiglio dei ministri.

La presenza di donne – La percentuale di donne nel Consiglio dei ministri dal governo Berlusconi IV a oggi si è generalmente attestata, seppur con due eccezioni di rilievo, sotto al 30%. Il governo Conte con 5 donne su 18 (27,78%) rispecchia in pieno questo trend, confermando tra le altre cose il dato del precedente governo Gentiloni. Negli ultimi sei esecutivi solo quello guidato da Matteo Renzi nel 2014 (con il 50% di donne ministro all’insediamento) e quello con Letta premier nel 2013 (il 33,33%) hanno fatto segnare una percentuale fuori dalla media. Punto più basso negli ultimi anni è stato raggiunto dal governo tecnico Monti (16,67% di donne). Nel governo Conte ci sono solo due donne ministro con portafoglio: Giulia Grillo alla Salute e Elisabetta Trenta alla Difesa. “Entrambe succedono ad altre due donne che avevano ricoperto l’incarico sia nel governo Renzi che in quello Gentiloni”, ricorda il dossier. I due dicasteri, quindi, sono ininterrottamente guidati da donne dal febbraio del 2014. Nel caso del ministero della Salute si può risalire addirittura al 2013, quando la delega fu data per la prima volta alla Lorenzin dall’allora premier Letta.