Hanno tutti meno di 30 anni ma nella loro vita hanno già visto tre sindaci arrestati. Il primo, poi assolto, negli anni Novanta, il secondo nel 2003 e l’ultimo poco più di due anni fa. E poi l’amministrazione nata dopo il commissariamento, mandata a casa da dimissioni in blocco dopo neanche un anno di immobilismo. Una situazione unica quella di Brindisi, che ha spinto i giovani a ritrovarsi per chiedere spazio, per avere voce in capitolo. Senza bandiere. Con la voglia di imporre “un cambiamento possibile e urgente” perché “meritiamo nuove opportunità e prospettive”.

Hanno raccolto 250 adesioni in pochi giorni attorno all’appello “Ora tocca a noi” e deciso di ritrovarsi per proporre i temi per la prossima campagna elettorale, quando mancano due mesi alle amministrative, dove all’orizzonte sembrano profilarsi alleanze ardite tra chi sosteneva e chi ha fatto cadere la sindaca Angela Carluccio nel febbraio 2017. Il consueto pout-pourri che Brindisi rivive da decenni.

Molti sono studenti fuorisede, tanti altri professionisti costretti ad andarsene, uno il minimo comun denominatore: tutti under 30. Una “generazione – scrivono – che merita di poter decidere sul proprio futuro senza delegare più la responsabilità di ricostruire la città alle stesse persone che hanno distrutto Brindisi negli ultimi anni davanti ai nostri occhi”.

La Pasqua, come punto di svolta. Perché è il momento di ritorno a casa in una città dove gli ultimi dati della Provincia (maggio 2017) fissano la disoccupazione al 35,73%, secondo tasso più alto tra i comuni del Brindisino. E dove non è bastato un anno di commissariamento fatto di tagli e accortezze per riuscire a limare una delle Tari tra le più alte d’Italia, lievitata tra uno scandalo rifiuti e l’altro. Mentre si aspetta la politica per iniziare a ragionare sul futuro industriale, in bilico con un polo petrolchimico in contrazione e una centrale termoelettrica Enel a carbone che sul medio-lungo periodo rischia di chiudere i battenti.

In attesa dei “grandi” – che cincischiano tra partiti ai minimi storici il 4 marzo e il M5s al 51% ma sfaldato nei suoi meetup – si ritroveranno sabato pomeriggio attorno a tre tavoli tematici: lavoro, sviluppo, innovazione; scuola e università; vivibilità della città. Per tracciare dei punti programmatici “reali”, assicurano, da sottoporre a chi si candida a governare una città dalla quale negli ultimi anni, scrivono nell’appello, “sono oltre 15mila i brindisini emigrati per motivi di studio o lavoro a seguito della crisi economica, costretti alla fuga”.

“Vogliamo capire quale ruolo possiamo giocare nelle prossime amministrative, quale peso chi si candida ad amministrare la città pensa che spetti ai noi giovani”, spiega Giulio Gazzaneo, tra i promotori dei tavoli tematici. Con una sola preclusione: “Non riconosciamo come interlocutore chi ha avuto responsabilità politiche e ci ha portato qui”. E ce ne saranno a decine, tra i candidati.

Un motivo in più per urlare la voglia che “le ragazze ed i ragazzi che cresceranno in questa città non vedano quello che abbiamo visto noi”. Tradotto: “microcriminalità dilagante, l’impoverimento, l’assenza di lavoro, lo stato di abbandono e di immobilismo sociale in cui siamo costretti a crescere”. I temi, dunque, ma senza chiudere le porte a un passaggio più politico, in divenire, come spiega già l’appello: “Se nessuno fa i nostri interessi, li porteremo avanti da soli. Non possiamo più aspettare. Ora tocca a noi”.