“Dall’oggi al domani mi sono trovata senza medico. Il mio è andato in pensione e nessuno lo ha sostituito. Me ne hanno assegnato un altro, in un altro comune, distante cinque chilometri, dove non arriva l’autobus. Sono anziana, non ho figli, per me è un disagio”. Anna abita a Bussero, nell’hinterland milanese. Qui i medici di base sono in via di estinzione e quelli rimasti non hanno un buco libero (avendo raggiunto il numero massimo di assistiti, che è 1500). Curzio Rusnati, il sindaco, si mette le mani nei capelli. “È un disastro, un medico non rimpiazzato è un pezzo di sicurezza che se ne va. Sono bombardato da lettere e telefonate di cittadini spaventati. Altri due medici a fine giugno andranno in pensione, chi li sostituirà? Ho scritto all’Ats (l’Agenzia di tutela della salute che in Lombardia ha sostituito l’Asl, ndr), mi ha promesso che manderanno qualcuno, ma finché non lo vedo non ci credo. L’anno scorso, stessa storia, ma non è mai arrivato nessuno e 1500 pazienti sono stati affidati a medici di altri paesi”.

La carenza dei medici di base è un’emergenza che riguarda tutta Italia. Secondo la stima della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), in cinque anni ne spariranno 14.908 e 14 milioni di italiani resteranno senza medico di famiglia. Ancora peggio fra dieci anni, quando se ne saranno ritirati dal lavoro ben 33.392 e i nuovi ingressi saranno appena 11mila. La regione più in sofferenza è la Lombardia, con 581 posti vacanti. E la provincia più scoperta è Milano, con 251 assenze. Il problema è a monte. Come spiega il presidente dell’Ordine dei medici regionale Gianluigi Spata: “I posti in specialità non sono sufficienti a coprire il fabbisogno. Fino a oggi le borse di studio sono state cento, abbiamo lottato per averne 160 dal prossimo ottobre, ma un numero decente sarebbe 200, così da garantire fra tre anni almeno un medico ogni 2mila assistiti, che è già un rapporto che supera il massimale consentito. Avanti di questo passo invece il rapporto sarà di uno ogni 3mila. Eppure – aggiunge con rammarico – di laureati in Medicina in attesa di entrare in specialità ce ne sono tanti. Tutti giovani che si barcamenano tra turni di guardia medica, notti nelle case di riposo e brevi sostituzioni”.

A fare di più le spese di questa situazione sono le zone di periferia, più isolate e meno collegate con i mezzi pubblici. A Ponte Lambro, a sud-est della città, con 5mila abitanti, fino a 25 anni fa c’erano cinque medici, mentre oggi soltanto uno. Il farmacista del quartiere ha raccolto mille firme per chiedere un altro medico nel quartiere. Ma non si è ancora presentato nessuno. A Cernusco sul Naviglio Tiziana si è trasferita a gennaio con la famiglia. Quando ha chiesto agli uffici dell’Ats il cambio del medico, le hanno risposto che non c’erano più posti liberi e che avrebbe dovuto tenersi il medico di prima. “Peccato che quello del mio compagno fosse a Cambiago, a 15 chilometri di distanza. Allora mi sono arrangiata e ho chiesto al mio dottore, di Pioltello, che è più vicino, di prendersi in carico anche lui. Anche per il pediatra di mio figlio devo spostarmi in un altro comune”.

Intanto i medici rimasti scoppiano di pazienti e le liste di attesa per le visite si allungano. “Ho chiamato il 3 maggio per fissare una visita per mio figlio, che aveva la febbre da giorni, e mi hanno dato disponibilità dopo due settimane”, racconta Marisa. Cernusco sul Naviglio, 33.700 abitanti, fa parte del distretto 4 (che raggruppa nove comuni, tra cui Bussero) dove mancano otto medici. All’inizio dell’anno i sindaci hanno lanciato un appello corale per chiedere l’intervento dell’Ats metropolitana. “Ai bandi si presentano pochi candidati – dichiara il direttore socio sanitario Ats, Silvano Casazza -.  A quello di ottobre, l’ultimo, erano 50 per 180 posti. Nessun cittadino comunque è senza medico, cerchiamo di distribuire i pazienti tra chi ha ancora spazi liberi. Ma si contano sulle dita di una mano. Per questo motivo a febbraio sindacati e regioni hanno deciso che in caso di necessità il numero di assistiti può salire a 1800”. Oggi va così, ma domani? “Non lo sappiamo, le esigenze sono valutate di volta in volta”. Si naviga a vista insomma.