Roma, 20 mag. (Adnkronos/Labitalia) - La stretta correlazione tra benessere, salute e sicurezza emerge con particolare evidenza in una dimensione peculiare, quella della mobilità casa-lavoro. Negli ultimi anni l’andamento degli infortuni in itinere ha mostrato una dinamica nettamente divergente rispetto a quella degli incidenti avvenuti in occasione di lavoro. Tra il 2022 e il 2024 gli infortuni nel tragitto casa-lavoro sono aumentati dell’8,8%, a fronte di una riduzione del 19,5% di quelli avvenuti durante l’attività lavorativa. Anche i dati provvisori del 2025 confermano questa tendenza, registrando un ulteriore incremento del 3,2%. Oggi gli infortuni in itinere rappresentano il 19,3% del totale delle denunce, ma concentrano il 27% dei casi con esito mortale, evidenziando livelli di gravità mediamente più elevati. E' quanto emerge dalla ricerca su 'Salute e benessere nella trasformazione del lavoro: evoluzione dei rischi e nuove sfide', condotta dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro e presentata oggi al Parlamento dell'Inail a Roma, in occasione della conferenza stampa di presentazione della diciassettesima edizione del Festival del lavoro, in programma dal 21 al 23 maggio alla Nuvola all'Eur.
Si tratta di una dinamica che riflette l’intreccio tra fattori legati alla mobilità urbana (tempi di spostamento, utilizzo del mezzo privato, congestione aree urbane) e aspetti più direttamente riconducibili all’organizzazione del lavoro. Ritmi intensi, pressione lavorativa, affaticamento e disturbi del sonno tendono a ridurre attenzione e capacità di reazione, aumentando indirettamente l’esposizione al rischio durante il tragitto casa-lavoro, soprattutto in contesti urbani caratterizzati da tempi e modalità di spostamento sempre più concitati. In questo quadro, la diffusione del lavoro remoto e ibrido ha mostrato come differenti modelli organizzativi possano incidere significativamente anche sull’esposizione al rischio, riducendone frequenza e intensità.
In questo scenario si inseriscono gli effetti amplificativi di un cambiamento demografico che ha modificato radicalmente il quadro entro cui oggi affrontare il tema della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Se appena vent’anni fa le imprese si confrontavano con una forza lavoro composta per il 22,3% da occupati over 50, nel 2025 questa ha raggiunto il 41,9%.
Un mutamento di tale portata incide direttamente sui profili di rischio, sulla sostenibilità dei percorsi lavorativi e sulle modalità con cui organizzare il lavoro e i sistemi di prevenzione, portando le imprese a dover gestire una serie di criticità nuove: condizioni di salute più fragili: il 20,3% dei lavoratori con più di 55 anni dichiara di soffrire di problemi di salute che durano – o sono previsti durare – oltre sei mesi, evidenziando la crescente presenza di condizioni croniche e di fragilità che incidono sulla continuità e sostenibilità del lavoro; l’emersione di disturbi che si accumulano nel tempo: molte patologie, in particolare quelle muscolo-scheletriche e posturali, tendono infatti a svilupparsi progressivamente lungo il percorso lavorativo, manifestandosi o aggravandosi proprio nelle età più adulte; una maggiore esposizione ai rischi tradizionali in alcune attività: la forte presenza di lavoratori più anziani in mestieri operai, artigiani e agricoli determina una paradossale sovrapposizione tra maggiore vulnerabilità fisica ed esposizione a rischi acuti, quali temperature estreme, vibrazioni, inalazione di fumi e vapori o altre condizioni ambientali gravose.
Negli ultimi anni si è consolidata, in gran parte dei Paesi europei, una dinamica per molti aspetti peculiare, per cui alla progressiva riduzione degli infortuni sul lavoro si è accompagnata una crescita delle patologie connesse allo svolgimento dell’attività lavorativa. Si tratta di un fenomeno che riflette la trasformazione dei modelli produttivi, l’evoluzione delle condizioni di lavoro e il progressivo spostamento del rischio da eventi traumatici e immediati verso forme di malessere e patologie a carattere più cumulativo e cronico. E anche in Italia questa tendenza si è manifestata con particolare evidenza. Nel decennio 2014-2024, le denunce di infortunio sono passate da 663 mila a 593 mila, registrando una riduzione del 10,5%, mentre le malattie professionali sono cresciute da 57 mila a 88 mila, con un incremento del 54%.
Si tratta dell’evoluzione più recente di una dinamica di lungo periodo ormai consolidata, che ha visto negli ultimi trent’anni quasi dimezzare gli infortuni sul lavoro – superavano il milione nel 1994 – e più che triplicare le denunce di malattie professionali, con un’accelerazione particolarmente significativa negli anni più recenti. Anche per il 2025, i dati provvisori dell’anno, segnano un andamento nella stessa direzione, con un incremento dell’11,3% delle denunce di malattie (da 88.499 a 98.463) e una tendenziale stabilità dei casi di infortunio (+1%).
Tale tendenza va tuttavia letta e interpretata con cautela, alla luce della pluralità di fattori che contribuiscono a determinarla. Allo stesso tempo, essa non consente, soprattutto in una prospettiva di lungo periodo, un’analisi altrettanto puntuale degli effetti in termini di mortalità, sia per l’evoluzione nel tempo dei sistemi di rilevazione, sia per la particolare complessità metodologica che caratterizza la raccolta e l’attribuzione di queste informazioni. Va innanzitutto evidenziato come dietro la crescita esponenziale delle denunce di malattie professionali operi in misura rilevante un effetto di emersione, riconducibile sia a una maggiore consapevolezza dei lavoratori e a un ruolo più attivo dei medici certificatori, sia all’evoluzione del quadro normativo e delle prassi medico-legali, che hanno progressivamente ampliato il perimetro delle patologie riconoscibili, includendo anche condizioni a genesi multifattoriale e a lunga latenza.
Crescono le malattie professionali, aumenta il numero di lavoratori che soffrono di stress, ansia e disturbi del sonno e cambia il volto stesso dei rischi legati al lavoro. Negli ultimi dieci anni (2014-2024) le denunce di malattie professionali sono aumentate del 54%, passando da 57 mila a oltre 88 mila casi, mentre nove occupati su dieci dichiarano di tornare a casa esausti dopo il lavoro, oltre l’82% si sente stressato e quasi uno su due soffre di problemi del sonno. Un disagio sempre più diffuso che aumenta anche il rischio di incidenti e infortuni: affaticamento mentale, carenza di riposo e pressione continua riducono infatti attenzione e capacità di reazione, contribuendo alla crescita degli incidenti, compresi quelli nel tragitto casa-lavoro (+3,2% nel 2025, dato provvisorio) che oggi concentrano il 27% dei casi mortali denunciati all’Inail.
L’indagine, realizzata su dati Inail ed Eurofound, evidenzia come la trasformazione dell’organizzazione del lavoro — tra ritmi sempre più intensi, reperibilità continua, pressione sui risultati e difficoltà di conciliazione tra vita privata e professionale — stia modificando profondamente i fattori di rischio.
Se dunque gli infortuni sul lavoro risultano in calo (-10,5% nell’ultimo decennio), aumentano invece le patologie legate all’usura fisica e mentale accumulata nel tempo. Le malattie del sistema osteomuscolare rappresentano oggi oltre il 70% delle denunce all’Inail e negli ultimi quattro anni sono più che raddoppiate. A rendere ancora più complesso il quadro sono i cambiamenti climatici e l’invecchiamento della forza lavoro. Negli ultimi anni è aumentata l’esposizione dei lavoratori a temperature estreme, soprattutto al caldo eccessivo, con effetti su salute e sicurezza.
Parallelamente, l’invecchiamento della forza lavoro ha accresciuto fragilità e patologie croniche: oggi oltre il 66% delle denunce di malattie professionali riguarda lavoratori over 55, fascia che concentra anche quasi il 45% degli infortuni mortali denunciati all’Inail. “L’aumento delle malattie professionali e dei disturbi legati al benessere psicofisico conferma quanto la salute debba essere centrale nell’organizzazione del lavoro e nelle strategie delle imprese”, commenta il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca.
“Le aziende assumono un ruolo sempre più importante nella tutela del benessere delle persone, anche attraverso strumenti di welfare aziendale come le polizze sanitarie integrative, oggi leva strategica anche per attrarre i più giovani. In un contesto in cui anche la vita quotidiana, fuori dal lavoro, è sempre più segnata da stress e carichi familiari e di cura – ancora oggi prevalentemente sulle donne – diventa necessario ripensare modelli organizzativi e sistemi di prevenzione, puntando maggiormente sulla conciliazione vita-lavoro, su ambienti più sostenibili e su una cultura che integri sicurezza, salute e benessere”, conclude.