“Siete stati depistati, stanno coprendo altri scenari, noi siamo stati condannati sull’altare della necessità storica, un processo fatto per coprire altre realtà: uno scenario politico internazionale che ha portato anche altre conferme e lei Cieri lo sa perché ha indagato su Kram”.
Sono parole di Francesca Mambro, dette in aula a Bologna, in risposta al pm Enrico Cieri che le faceva notare che nel corso degli anni l’ex Nar aveva dato tre diverse versioni su dove si trovasse il 2 agosto 1980. Mambro, già sentita la scorsa udienza, ha ribadito di aver sempre detto di trovarsi a Padova con Gilberto Cavallini, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini (questi ultimi due condannati in via definitiva con lei). “Nel tempo – era stata la premessa dell’ex Nar -, ho cercato di aggiungere particolari (su Padova) e dare modo agli inquirenti di trovare prove a questa versione”. Thomas Kram, di cui ha parlato Mambro, è l’ex terrorista tedesco indagato con Margot Christa Frohlich nella cosiddetta ‘pista palestinese’, ipotesi alternativa archiviata nel febbraio del 2015.

Poco prima l’ex Nar aveva detto: “Nel processo sul 2 agosto l’onere della prova paradossalmente è sempre stato dalla parte degli imputati”. Dichiarazione accolta con qualche mugugno da parte dei familiari delle vittime presenti in aula. “Io non ho mai mentito, ho sempre avuto un atteggiamento di confronto, ho sempre cercato di dare agli inquirenti tutto quello che poteva servire a raccontare la nostra storia e dimostrare come le nostre azioni non avessero a che fare con la strage di Bologna”in cui morirono 85 persone e 200 persone rimasero ferite.
Rispondendo alle domande dei pm Antonello Gustapane ed Enrico Cieri sul linguaggio nelle rivendicazioni dell’epoca, come per l’omicidio del giudice Amato ucciso nel giugno dell’80, l’ex Nar ha detto di riconoscere i concetti espressi, ma di non ricordare esattamente di aver partecipato alla stesura. “Sono tanti anni che perseguo un’altra strada – ha sottolineato Mambro rivendicando la lontananza da quel periodo – quella della giustizia riparativa”.

Durante il processo, in cui è imputato Gilberto Cavallini, è arrivato un telegramma per il presidente: “Chiedo cortesemente alla signoria vostra di poter essere convocato nel processo Cavallini onde depositare atti e documentazione di possibile interesse. Con osservanza Francesco Pazienza”. L’ex faccendiere e agente segreto, fu condannato nel 1988 per aver tentato di depistare le indagini sulla strage di Bologna. Nel 1990, la sua condanna fu ribaltata in appello, ma un nuovo processo terminò con una condanna definitiva nel 1995. Condannato a 13 anni (10 per il depistaggio delle indagini sulla strage e 3 per il crac dell’Ambrosiano ed associazione a delinquere) in tutto ne ha trascorsi 12 in carcere. Il telegramma è stato spedito il 29 maggio da Lerici, provincia di La Spezia.