Mi permetto di aggiungere al dibattito un dato che mi pare venga tralasciato dai più. Esattamente come successo a Pier Luigi Bersani nel 2013 quelle di Salvini e Di Maio, in base alle regole date, sono delle non-vittorie.

La non-vittoria di Bersani portò, fallita ogni ipotesi di alleanza in streaming (ricordate lo streaming?), all’energica iniziativa del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: incarico a Enrico Letta, non uno sconosciuto ma il vice segretario del partito di maggioranza relativa (il numero 2 di Bersani stesso), per un governo di grande coalizione con Forza Italia. Forse l’unica soluzione possibile allo stato? Di certo, a mio personale giudizio, una tappa del disastro che ha portato al governo Renzi e alla fine del centrosinistra, sciagura immensa.

Anche il 4 marzo 2018 abbiamo avuto non-vittorie, appunto, secondo le regole date. Se le regole date non piacciono non è sufficiente affermare “non abbiamo votato per quella legge elettorale”. Ci sono tanti modi di fare politica, come Alessandro Di Battista pronto al viaggio in Sudamerica insegna. Se Lega ex nord e Movimento 5 stelle avessero voluto meglio esprimere la loro contrarietà alle regole date, avrebbero potuto fare come il Partito radicale di Maurizio Turco e Rita Bernardini non partecipando alle elezioni e denunciandone l’illegittimità.

Troppo facile dopo questa sceneggiata lunga due mesi e mezzo, fra veti, passi indietro finti e contratti vergognosi, attaccare le istituzioni e la Presidenza della Repubblica.

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