Il momento della verità è fissato per le 19.  A quell’ora Giuseppe Conte è atteso al Quirinale dove sarà ricevuto da Sergio Mattarella. A riferirlo è una nota del Colle, aggiungendo che la sala stampa sarà aperta dalle 17.30.  Probabile dunque che il premier incaricato si recherà dal presidente della Repubblica per presentare la lista dei ministri.  A quel punto, se come sembra tra quei nomi ci sarà anche quello di Paolo Savona all’Economia, Mattarella dovrà fare la sua scelta: cedere alle richieste di Matteo Salvini e Luigi Di Maio e far nascere il primo governo del M5s e della Lega. Oppure rimanere fermo sulle sue posizioni: e quindi aprire la strada per nuove elezioni entro l’autunno.

La situazione, però, è in continua evoluzione. Secondo fonti parlamentari, infatti, fino a poche ore fa il presidente del consiglio incaricato non aveva ancora definito l’intera squadra di governo. Per questo motivo  alcuni rumors di palazzo avevano avanzato l’ipotesi che il professore potesse chiedere un nuovo incontro informale al capo dello Stato. Dopo quello di venerdì scorso sarebbe il secondo faccia a faccia in cui Conte non scioglierebbe la riserva: evento assolutamente irrituale. Ma d’altra parte assolutamente inedita è anche la situazione politica, arrivata al giorno numero 85 di crisi: battuto il precedente di Giuliano Amato nel 1992, l’anno di Tangentopoli e delle stragi di mafia.

Il nodo Savona – Da 72 ore il nodo è sempre lo stesso: la presenza di Savona al vertice del dicastero di via XX Settembre. Per provare a sbloccare l’impasse, l’economista ha diffuso un comunicato sottolineando che da parte sua l’Europa dovrebbe essere “più forte e più equa”. Un modo per smussare quelle che erano le sue posizioni, considerate indigeste per i mercati, per l’Ue, probabilmente per lo stesso Quirinale. Basterà la nota stampa di Savona per convincere Mattarella a far nascere il primo esecutivo Conte?

Gli ultimatum di Salvini e Di Maio – Il presidente del consiglio incaricato, in queste ore, ha lavorato a stretto contatto con i leader di Lega e M5s. “Chi si ferma è perduto, io fino all’ultimo non mi arrendo”, scrive su twitter Matteo Salvini, che nella serata di sabato, aveva dettato il suo ultimatum al Quirinale: “O il governo parte nelle prossime ore e si inizia a lavorare o tanto vale tornare a votare e prendere la maggioranza assoluta. Anche se mi sembrerebbe irrispettoso per gli italiani che questo governo non parta perché è sgradito a qualcuno a Berlino o Bruxelles”. Un concetto ribadito da Luigi Di Maio dalla piazza di Terni: “O si chiude questa partita del governo entro le prossime 24 ore o non si chiude più”.

Le ipotesi per chiudere: la figura di garanzia e lo spacchettamento – Per chiudere Conte, Salvini e Di Maio hanno una serie di opzioni, visto che il leader del Carroccio non intende cedere sulla figura di Savona.  Sul tavolo resta l’ipotesi di spacchettare il Tesoro dalle Finanze, proposta che al momento la Lega avrebbe rimandato al mittente. Poi c’è l’idea di affiancare all’economista una figura di garanzia per l’Europa e per il Colle. E qui, all’ora di pranzo, è nato un vero e proprio caso. Secondo l’agenzia Adnkronos, infatti, la persona indicata come vice dell’economista al vertice di via XX Settembre sarebbe la deputata pentastellata Laura Castelli. Una ricostruzione che però non viene confermata al fattoquotidiano.it. “Non si è mai discusso di viceministri e sottosegretari”, è la smentita secca di fonti interne al Movimento 5 stelle. Storica esponente del movimento No Tav, nota perché in campagna elettorale non aveva escluso negli studi di Lilli Gruber l’iptesi di lanciare un referendum sull’euro, Castelli è stata indicata nelle scorse settimane come possibile ministro delle Infrastrutture. Nelle ultime ore, però, il suo nome sarebbe stato completamente escluso dall’esecutivo M5s Lega: è per questo motivo che l’ipotesi di affiancarla a Savona viene smentita da fonti dello stesso M5s. Appena due giorni fa, tra l’altro, su Repubblica gli ex componenti dello staff M5s Nicola Biondo e Marco Canestrare avevano indicato Castelli come la fonte che gli aveva permesso di scrivere Supernova, il libro profondamente critico nei confronti del Movimento di Di Maio.

Le prerogative di Mattarella –
Al netto di figure di garanzia, di spacchettamenti del Mef e dei comunicati di Savona, Conte al Quirinale potrebbe comunque ricevere un nuovo stop. Mattarella, infatti, vede la questione legata all’economista sardo come un problema costituzionale. Per il presidente in gioco ci sono le sue prerogative, e nel dettaglio l’articolo 92 della Carta: il potere di nomina dei ministri su indicazione del presidente del Consiglio. In caso di via libera a Savona a giudizio del Quirinale si verificherebbe un grave vulnus alle prerogative del capo dello Stato nonché un’inedita crisi istituzionale. E Mattarella non vuole passare alla storia per aver inferto questa ferita alla Carta. Sullo sfondo dunque rimarrebbe l’ipotesi del voto anticpato. E in fondo non è detto che l’ostinazione di Salvini per Savona non serva proprio a questo: a evitare di governare con il M5s e tornare alle urne.