Rinascita, si chiama così l’operazione dei carabinieri che oggi hanno arrestato 31 persone, in carcere e domiciliari, che si erano di fatto impossessate di case popolari per trasformarle in un mercato dello spaccio. I legittimi assegnatari delle case popolari venivano “sfrattati” dal clan per fare posto ai malavitosi ed avviare la vendita di droga notte e giorno. I carabinieri di Castello di Cisterna (Napoli) hanno puntato la loro attenzione sul clan dei “Mariglianesi”, ritenuto una costola del clan napoletano dei “Mazzarella”, nella quale rilevante era il ruolo delle donne (sei quelle destinatarie di un provvedimento restrittivo). La madre del reggente del clan, è emerso, ha preso parte al rapimento di un imprenditore della zona, prelevato con la forza per costringerlo a pagare il pizzo.

La banda di camorristi e spacciatori – che hanno eseguito misure cautelari in diverse località d’Italia (Napoli, Verona, Castel Volturno, Terni, Reggio Emilia, Ferrara e Bari) – aveva messo le mani sui complessi di edilizia popolare di Marigliano e San Vitaliano, nell’hinterland del capoluogo partenopeo, per avviare l’attività di spaccio. In tre occasioni hanno letteralmente cacciato di casa le famiglie assegnatarie degli alloggi per fare posto alle proprie e solo in una ha denunciato l’accaduto alle forze dell’ordine. L’attività di spaccio del clan era piuttosto fiorente, attiva 24 ore su 24, arruolando spacciatori e vedette anche tra i residenti delle palazzine stesse.

Nel corso dell’attività investigativa, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, sono stati scoperti due tentati omicidi a colpi di pistola e mazze da baseball e una gambizzazione nei confronti di tre “capi piazza”, restii a pagare la “quota” al clan. Oltre allo spaccio il clan aveva anche preso di mira gli imprenditori e i commercianti della zona ai quali chiedeva il pizzo: tra le vittime titolari di supermercati, imprese funebri, ditte edili, ambulanti, negozi di ortofrutta e pizzerie. E chi si rifiutava di pagare veniva portato al cospetto dei vertici del clan. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura Antimafia partenopea: numerosi i reati – tutti aggravati dalle finalità mafiose – contestati agli indagati, tra cui, l’associazione mafiosa, traffico, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, detenzione e porto abusivo di armi anche da guerra, sequestro di persona, estorsione, violenza privata in concorso. Le “vedette” sono state accusate anche di detenzione illegale di armi e di favoreggiamento.