Venti parchi romani e 18 milioni di metri quadri di verde pubblico (il 40% del totale) da destinare a ecopascolo. Dalla boutade, Virginia Raggi passa ai “fatti” e nel giro di qualche giorno sottoscrive un protocollo di collaborazione con la Coldiretti per portare 50mila pecore nelle aree verdi della Capitale. “Non al centro di Roma”, ha chiarito subito la sindaca, stoppando sul nascere i dubbi che spazi come Villa Borghese potessero essere presto invasi dagli ovini brucatori. Insomma, il tormentone delle pecore tosaerba potrebbe trasformarsi in qualcosa di più concreto – sulla scia di quanto già avviene a Parigi – anche se le tempistiche non vengono esplicitate.

GLI INTERROGATIVI – Tanti anche gli interrogativi che, al netto degli sfottò da social network, non sono appaiono di così facile risoluzione. Durante la conferenza stampa di presentazione del protocollo presso i Musei Capitolini, il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri – fautore di questa intesa – ha messo dei paletti chiari: “Le pecore brucano a testa bassa, non possono operare con l’erba alta un metro. Andrà realizzato un primo sfalcio con i trattori e le normali falciatrici”. Non solo: “Di certo non si potrà pensare di portare gli animali da una parte all’altra tutti i giorni: andranno realizzati degli ovili, recinti e strutture per accoglierli”. Con quali risorse? Non è ancora chiaro. Resta il fatto che, come dimostrano anche esperienze italiane di Torino e Ferrara, la proposta rilanciata dall’assessora all’Ambiente, Pinuccia Montanari, non è una castroneria. “Il Dipartimento di Tutela Ambientale ha già individuato una serie di aree in cui le aziende agricole possono svolgere attività di fienagione – ha detto l’assessora – Gli agricoltori saranno autorizzati a sfalciare l’erba gratuitamente e con mezzi propri e in cambio potranno prelevare l’erba per destinarla all’alimentazione degli animali”.

IL PRIMO PROGETTO NEL 2014 – In questi giorni diversi esponenti d’opposizione hanno criticato con molto sarcasmo la proposta. Ma scavando, in realtà, si scopre che il primo progetto “pilota” fu realizzato quattro anni fa dal Municipio V Prenestino-Casilino a guida Pd, che il 16 aprile 2016 aveva pure approvato una memoria di giunta. “Prendemmo contatti con Dipartimento Ambiente e Asl – racconta oggi a IlFattoQuotidiano.it l’allora assessore municipale, Giulia Pietroletti – Da una parte noi non riuscivamo a curare adeguatamente le migliaia di metri quadri di verde agricolo, pagando la manutenzione alla stregua del verde urbano, cioè tre o quattro volte di più; dall’altra scoprimmo che tanti pastori non avevano spazi dove far pascolare le pecore e avevano problemi con l’erba”. Il progetto andò avanti, venne sperimentata anche la fienagione presso il Parco di Centocelle, ma si arenò dopo sei mesi con l’esplosione dello scandalo “Mafia capitale”: “Erano spariti i riferimenti tecnici presso il Dipartimento Ambiente  – racconta Pietroletti – e i nuovi arrivati non volevano prendersi responsabilità. Il clima di terrore bloccò tutto”. Conferma tutto l’allora presidente municipale, oggi all’opposizione, Giammarco Palmieri: “Non vuol dire – spiega – che questa soluzione possa essere utilizzata in ogni area, ma se vogliamo che le nostre critiche a questa pessima amministrazione comunale abbiano un senso, dobbiamo anche riconoscere quando un’idea è buona”.

LE AREE E LE TEMPISTICHE – Per il momento, come detto, sono stati individuati 20 parchi a vocazione agricola in tutta la città. Da Parco d’Aguzzano, Casacalda, Tobagi, Centocelle, Palatucci, Via Gastinelli, Tor Vergata, Acquedetto, Spinaceto, Via Malpeli, Tor de’Cenci, Mostacciano e Casal Brunori, fino ad Achille Campanli, Orsa Maggiore, Boschiero-Devitis, Pino Lecce, Valle Aurelia, Pineto, Inviolatella Borghese e Tor Crescenza-Acqua Traversa. Per quanto riguarda le tempistiche, ci sono meno certezze. “Ci stiamo lavorando – ha detto Granieri – dobbiamo capire come farlo, la pecora è un animale che funziona molto bene nella prevenzione. La pecora non è un tagliaerba, non può mangiare l’erba alta un metro. È un animale che viene curato, tosato, pulito, quindi per la loro tutela dobbiamo studiare bene dove e quando potrebbero essere utilizzate”.