Il governo M5s-Lega è “eccezionale“, ma non è quello “più a destra della storia“. Il contratto firmato da Luigi Di Maio e Matteo Salvini è frutto di un compromesso in cui ciascun partito ha perso parte importante dei propri programmi: il Carroccio ha dovuto cedere sui temi euroscettici, i Cinquestelle sui diritti. E’ il welfare il terreno di incontro dei due partiti e alla fine il programma si colloca quasi al centro dello spazio politico, “molto più vicino alle posizioni del M5s che a quelle della Lega“. Ad analizzare il contratto di governo chiuso all’inizio della settimana è stato l’istituto Cattaneo che spiega come non si sia “trattato di una soluzione di compromesso che ha moderato le ‘punte’ più estreme dei programmi elettorali dei due partiti”. Piuttosto “un allargamento dell’azione del governo dove le posizioni securitarie più estreme della Lega hanno un peso inferiore rispetto alle misure sociali avanzate congiuntamente da entrambi i partiti”. Ne viene, comunque, un programma definito “socio-securitario“.

Tra le proposte politiche “più concrete”, scrive Marco Valbruzzi nell’analisi del Cattaneo, ci sono quelle del settore definito “Legge e ordine“, cioè quelle sulla sicurezza e sull’immigrazione. Viceversa “il massimo livello di vaghezza, cioè di enunciazione di principi senza circostanziate proposte politiche, si trova nei settori della politica estera (64,4%), del lavoro (65,8) e del welfare e dell’istruzione (66,7)”. Le trattative sul contratto M5s-Lega hanno modificato in particolare il programma elettorale leghista: la parte “securitaria”, nelle linee-guida per il governo della Lega, rappresentava il 40 per cento, mentre nel programma con il M5s si è ridotto al 16. Un cambiamento in direzione inversa ha riguardato invece i temi su welfare e istruzione. Nel programma pre-elettorale della Lega scuola, università, cultura, pensioni non superavano tutte insieme il 13 per cento del totale, mentre in quello del M5s non andavano oltre il 20. Nel contratto di governo, invece, tutto si estende fino a oltre il 27 per cento grazie ai progetti di riforma della Legge Fornero e l’introduzione del reddito di cittadinanza.

Così l’esempio del posizionamento al centro del programma di governo può essere l’approccio nei confronti dell’Unione Europea, spiega ancora Valbruzzi: “Si assiste – si legge – ad un modesto, ma significativo spostamento nelle posizioni dei partiti”. In particolare “rispetto ai loro programmi elettorali caratterizzati da una forte impostazione euroscettica, il contratto di governo diluisce e modera i toni di più acceso euroscetticismo“. E’ probabile che su questo, rileva l’istituto Cattaneo, abbia pesato sia la moral suasion del Quirinale sia il riposizionamento del M5s che negli ultimi tempi ha un atteggiamento meno critico rispetto al passato nei confronti delle istituzioni europee. E questa collocazione “più eurocritica che euroscettica” sembra “segnare una vittoria del M5s sulla Lega”. Viceversa è “sui temi dei diritti civili e sociali, e poi su quelli legati alle questioni della sicurezza, che il partito di Salvini può vantare i suoi maggiori successi nella trattativa”.

In definitiva, se il governo Berlusconi II del 2001 era quello più a destra e il Prodi II del 2006 era quello più a sinistra, per il Cattaneo l’esecutivo di M5s e Lega non è il governo ‘più a destra nella storia della Repubblica’, ma si colloca in una posizione intermedia nelle oscillazioni fra centro-destra e centro-sinistra dell’ultimo decennio. Questo non significa negare l’eccezionalità di un governo composto da partiti anti-establishment. Se si vuole evidenziare il suo tratto ‘eccezionalè, però, non è alla componente ideologico-programmatica che si deve prestare attenzione, ma alla natura non tradizione dei partiti che aspirano ad andare al governo”.

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