Diritti civili dimenticati e politiche sociali ancora troppo timide. Per i primi neppure un cenno tra i punti del contratto di governo tra 5 Stelle e Lega, che riesce a tenere ancora sepolte le leggi sull’eutanasia e quella sullo ius soli. È prevista, invece, una spesa fino a 17 miliardi di euro per le politiche della famiglia. È l’unica cifra messa nera su bianco, perché non vengono in alcun modo indicate le risorse con cui, ad esempio, verrebbero stanziati rimborsi per asili nido e baby sitter, fiscalità di vantaggio, ma anche l’aiuto agli enti locali per finanziare politiche di welfare familiare. Fa discutere, in questa direzione, la previsione del sostegno per servizi di asilo nido in forma gratuita a favore però solo delle famiglie italiane. Un provvedimento che rischia di essere incostituzionale. Nel contratto è prevista poi la novità del ministero per la Disabilità.

NON CI SONO I DIRITTI – Grandi assenti dal contratto di governo sono i diritti civili. Lo aveva previsto e dichiarato in un’intervista a LaPresse l’onorevole Monica Cirinnà, prima firmataria della legge che ha introdotto le unioni civili in Italia e promotrice del ddl ‘Contrasto all’omofobia e alla transfobia’. “Con un governo M5S-Lega non ci sarà alcun progresso a riguardo” ha detto solo un paio di settimane fa parlando proprio del ddl approvato alla Camera il 19 settembre 2013, approdato in Senato pochi giorni dopo e lì dimenticato. Nel contratto manca anche la legge sull’eutanasia, che avrebbe dovuto seguire quella sul biotestamento approvata a dicembre scorso, dopo 11 anni di battaglie. La legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia è stata depositata il 13 settembre 2013 e, dopo quattro anni e mezzo, giace ancora in Parlamento senza che sia stata mai discussa. E resta tuttora, stando al contratto, fuori dalle priorità di un eventuale governo formato da Movimento 5 Stelle e Lega.

LO IUS SOLI MORTO E SEPOLTO – Stessa sorte toccata anche ad altre leggi, come quelle sull’apologia al fascismo e sullo Ius Soli. Sostenuto da Pd, Mdp e Sinistra italiana, il provvedimento è stato approvato alla Camera nel 2015, ma al Senato la discussione non è mai iniziata, soprattutto a causa dell’opposizione di Lega Nord che ha presentato decine di emendamenti, Forza Italia e Alternativa Popolare. Morto e sepolto, senza speranza di essere ripescato dopo che a dicembre scorso Palazzo Madama non ha fatto neppure finta di discutere la legge. È mancato il numero legale: hanno esultato dai banchi della destra, sono rimasti in silenzio quelli di sinistra. Poi la polemica con Liberi e uguali che ha dato la colpa al Pd e l’attacco dei dem al Movimento 5 stelle, mentre l’Unicef chiedeva scusa “agli 800mila compagni di classe dei nostri figli”.

POLITICHE SOCIALI – Accanto alla misura del reddito di cittadinanza, nel contratto si fa riferimento anche alle ‘Politiche per la famiglia e la natalità’ per sostenere le quali, invece, si prevede una spesa fino a 17 miliardi di euro. Partiamo dal testo. “È necessario rifinanziare gli enti locali – c’è scritto nel contratto – dando priorità al welfare familiare (come ad esempio il sostegno per servizi di asilo nido in forma gratuita a favore delle famiglie italiane, le politiche per le donne, per gli anziani e la terza età, il sostegno alle periferie), in un’ottica di sinergia tra tutte le componenti dello Stato per raggiungere gli obiettivi di sviluppo economico di qualità e per far uscire il Paese dalla crisi economica”.

ESCLUSE LE FAMIGLIE STRANIERE – Intanto sta già suscitando polemiche la correzione apportata durante le ultime ore della trattativa e con la quale si escludono le famiglie straniere da ogni tipo di aiuto. Nelle prime bozze, invece, tutte le misure previste che avevano come obiettivo l’incremento della natalità erano destinate anche le famiglie straniere residenti in Italia da almeno 5 anni. Anche se la linea di Salvini finora ha prevalso, potrebbe sollevare dubbi di incostituzionalità, dato che i cittadini stranieri pagano le tasse comunali e quelle sul reddito. Oggi negli asili nido comunali si entra in base a una graduatoria aperta a tutti i bambini, mentre l’ammontare della retta viene calcolato in base alla dichiarazione dei redditi.

IL SOSTEGNO ALLE MADRI – Un’altra riflessione riguarda il riferimento alle donne. Intanto perché quello sulle Politiche per la famiglia è l’unico punto del contratto (fatta eccezione per la proroga della misura sperimentale ‘opzione donna’) dove le donne vengono menzionate, mentre questo aspetto è strettamente connesso con la questione dell’occupazione femminile. “Occorre introdurre politiche efficaci per la famiglia – si legge – per consentire alle donne di conciliare i tempi della famiglia con quelli del lavoro, anche attraverso servizi e sostegni reddituali adeguati”. Da un lato si mette a fuoco il problema, dall’altro si dà per scontato che spetti alla donna conciliare la professione con le esigenze familiari. D’altro canto in Italia, stando ai dati dell’Ispettorato nazionale del lavoro, sale il numero delle mamme lavoratrici che si dimettono per motivi legati alla cura della famiglia.  Tra le cause padri che non sfruttano il congedo parentale, nessuna parità nello svolgimento delle faccende domestiche, pochi (e troppo cari) asili nido.

Tra le priorità indicate nel contratto “l’innalzamento dell’indennità di maternità, un premio economico a maternità conclusa per le donne che rientrano al lavoro e sgravi contributivi per le imprese che mantengono al lavoro le madri dopo la nascita dei figli”. Passi timidi per tamponare il macigno di un’occupazione femminile ferma al 52,5%. Nel contratto, ad esempio, non c’è alcun obbligo per le aziende a mantenere al lavoro le donne che hanno partorito, né sono previste sanzioni per chi le licenzia. C’è, invece, l’introduzione di agevolazioni alle famiglie attraverso rimborsi per asili nido e baby sitter, fiscalità di vantaggio, tra cui ‘Iva a zero’ per prodotti neonatali e per l’infanzia. E, rispetto alla terza età, si punta all’emanazione di provvedimenti volti ad agevolare le famiglie con anziani a carico, compresa l’assistenza domiciliare anche tramite colf e badanti.

IL MINISTERO PER LE DISABILITÀ – Altro capitolo è dedicato ai disabili. Si prevede un generale rafforzamento dei fondi sulla disabilità e la non autosufficienza “al fine di consentire alle persone con disabilità di vivere in maniera indipendente e di partecipare pienamente a tutti gli ambiti della vita – recita il testo – assicurando l’accesso all’ambiente fisico, ai trasporti, all’informazione e alla comunicazione, compresi i sistemi e le tecnologie di informazione e comunicazione, e ad altre attrezzature e servizi aperti o offerti al pubblico”. Tra i primi obiettivi l’esclusione dal calcolo dell’Isee o di altri indicatori reddituali (necessari per accedere ad agevolazioni o benefici) dei trattamenti assistenziali, previdenziali ed indennitari, incluse carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche, qualora attinenti a condizione di disabilità. La proposta è quella di innalzare l’indennità di invalidità civile, adeguandola alla pensione sociale.

Occhi puntati sulla scuola. “Deve essere garantita – si legge nel testo del contratto – l’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, attraverso una migliore specializzazione degli insegnanti per il sostegno e l’implementazione della loro presenza in aula”. La strada è quella di individuare percorsi di aggiornamento per i docenti e per tutte le figure presenti nella scuola. “Bisogna fare una ricognizione dello stato di attuazione della legge 68/99 sul collocamento al lavoro delle categorie protette – concordano Lega e 5 Stelle – con una particolare attenzione per le disabilità gravi, assicurandone il rispetto nel pubblico e incentivando le assunzioni nel settore privato e, se necessario, contemplando percorsi lavorativi specifici per disabilità fisiche o psichiche”. Infine, le barriere architettoniche, con la garanzia dell’accesso a luoghi, beni e servizi, contemplando anche un audit civico nella realizzazione di opere pubbliche. Anche in questo caso, non viene specificato con quali coperture un eventuale governo giallo-verde realizzerebbe questa rivoluzione di civiltà.