Ha aperto il fuoco subito dopo un’esercitazione anti-sparatoria. Pistola in mano, è entrato in una classe dove si stava svolgendo una lezione di Arte, facendo dieci morti (nove studenti e un docente). Il presunto autore è il 17enne Dimitrios Pagourtzis, riferisce la Cbs, ed è stato arrestato insieme a un altro sospetto dopo circa un’ora dalla sparatoria. Entrambi, ha dichiarato lo sceriffo Ed Gonzalez, sono studenti della scuola. Successivamente la polizia ha ritrovato diversi esplosivi nel campus dell’istituto, il Santa Fe High School, e nella zona circostante. Si tratta di tubi bomba e pentole a pressione, su cui ora sono al lavoro gli artificieri.

Le modalità e l’autore della carneficina ricordano da vicino quanto accaduto in Florida, lo scorso febbraio, quando Nikolas Cruz fece una strage nell’high school di Parkland. Questa volta il teatro dell’ennesima sparatoria in un liceo è il distretto scolastico di Santa Fe Independent, in Texas, dove si contano anche diversi feriti, trasportati nell’ospedale della vicina Galveston. Tra loro c’è un agente, ignote le loro condizioni.

Anche il presunto autore della strage è rimasto ferito, riferisce la Cnn, ma sta collaborando con le autorità. E iniziano a uscire informazioni sulla sua vita. Secondo il sito Khou, Dimitrios Pagourtzis in passato ha pubblicato sui social una sua foto in cui indossa una t-shirt con scritto Born to kill (Nato per uccidere) e altre immagini di una giacca verde con simboli nazisti. Da quanto si apprende, il giovane gioca a football nel team della scuola ed è membro della squadra di danza di una chiesa greca ortodossa locale. La polizia fa sapere inoltre che non risultano a suo carico documenti di acquisto di armi da fuoco.

“La giornata era cominciata normalmente, avevamo finito la prima ora e poi è scattata l’esercitazione anti-sparatoria”, ha dichiarato una ragazza che frequenta il liceo texano dove è avvenuta la strage. “Cinque minuti dopo abbiamo sentito dei colpi“. L’istituto scolastico, a una trentina di miglia da Houston, è in lockdown e alcune fonti parlano di un conflitto a fuoco con gli agenti prima dell’arresto. Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che su Twitter scrive: “Le prime notizie non sembrano buone. Che Dio benedica tutti”. Il capo della Casa Bianca ha poi aggiunto ai media che “da troppi anni, da troppi decenni piangiamo per le perdite di vite. La mia amministrazione è determinata a fare tutto quello che è nel nostro potere per proteggere i nostri studenti, rendere sicure le nostre scuole e togliere le armi a chi costituisce una minaccia per se stesso e per gli altri”. Fra le soluzioni indicate da Trump quasi tre mesi fa c’è anche quella di fornire armi ai docenti, ipotesi che ha scatenato un’ondata di polemiche in America.

Poco dopo la sparatoria, nella cittadina texana di 13mila abitanti un uomo con una bandiera americana, un cappellino col nome di Trump e una pistola al fianco si è presentato davanti alla telecamere. Voleva andare davanti alla scuola e “rendere nuovamente grande l’America”, ha dichiarato ai giornalisti, rispolverando lo slogan elettorale del presidente Usa. Un gesto che ha scatenato l’ira di un passante: “Questo idiota sta camminando sulla strada con una dannata pistola al fianco quando abbiamo dei bambini colpiti con arma da fuoco. Anche io sono a favore delle armi – ha spiegato alle telecamere – e ne ho una, ma questo va in giro dicendo che bisogna fare di nuovo grande l’America. Non è questo ciò di cui il nostro Paese ha bisogno”. Quella di Santa Fe è la terza sparatoria in una scuola negli ultimi sette giorni, la 22esima dall’inizio dell’anno negli Stati Uniti.

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