Il giorno dopo la diffusione di quello che sarà, limature a parte, il contratto che definirà il governo targato Cinquestelle-Lega, la febbre sul debito pubblico italiano torna a salire con gli interessi pagati dai Btp decennali che a metà seduta sono arrivati a quota 2,23%, i massimi degli ultimi dieci mesi, dal 2,11% di giovedì sera. E così il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani a dieci anni e gli omologhi tedeschi contestualmente in flessione, ha registrato un ulteriore aumento dopo quello dei giorni scorsi e ha superato la soglia dei 160 punti base arrivando a 165.

A Piazza Affari, che ha chiuso la sedute in forte perdita a -1,48%, le banche sono andate a picco: Ubi Banca è stata la peggiore con un crollo del 7,85% a 3,8 euro. Seguono Bper (-6,6%) e Banco Bpm (-6,3%). Ancora in difficoltà, poi, il Monte dei Paschi sotto i colpi dell’incertezza generata dalle dichiarazioni dei politici. In apertura il titolo della banca senese è stato subito sospeso per eccesso di ribasso, poi è rientrato agli scambi con una perdita che è presto arrivata a superare il 3 per cento e ha chiuso a -3,5% a 2,82 euro. Anche venerdì 18, su questo tema, la politica non è rimasta a guardare. Giovedì aveva parlato il responsabile economico della Lega Claudio Borghi, ribadendo il concetto che “l’obiettivo è quello di abbandonare l’idea di farci i profitti vendendo la banca a chissà chi, ma mantenerla come patrimonio del Paese”. Gli ha risposto il parlamentare del Movimento 5 Stelle Stefano Buffagni: “Giocare sulla pelle di Monte dei Paschi di Siena con i soldi dei cittadini non è quello che deve fare chi si appresta a guidare un Paese”, ha scritto su Facebook l’esponente pentastellato, contestando di fatto le parole del suo prossimo alleato di governo. Per Buffagni “le responsabilità dei disastri del passato a marchio Pd sono chiare a tutti, i responsabili dovranno sicuramente pagare. Ora però – ha continuato – bisogna lavorare per risolvere i problemi limitando al minimo le perdite della collettività che sono e saranno ingenti”. “Non tollero neppure di poter permettere a certi boriosi di darci degli incompetenti – ha detto ancora il parlamentare grillino – Ne va dell’interesse del nostro Paese e della nostra credibilità internazionale. Noi ce la metteremo tutta, perché sono in gioco i risparmi degli italiani, di tutti”.

In mattinata, lo stesso Borghi aveva confermato quanto detto il giorno prima sull’argomento: “Ma di cosa dovrei pentirmi? Queste cose sul Monte le ho sempre dette. È bene che certuni si abituino ad avere partiti che fanno quel che hanno promesso in campagna elettorale” ha detto alla Stampa il senatore. Che poi ha ribadito: “Andremo a Bruxelles e ridiscuteremo il piano”. A seguire ha riproposto il proprio commento a distanza di 24 ore: “Bisogna abbandonare l’idea di farci profitti vendendola a chissà chi. È la banca più antica del mondo, un patrimonio del territorio e del Paese” ha detto Borghi, secondo cui “nel Consiglio regionale della Toscana abbiamo firmato mozioni sia contro la vendita del patrimonio artistico che delle filiali sul territorio. E ci tengo a ricordare che sia il Pd che il Movimento Cinque Stelle hanno spesso votato con noi. Ci sono Paesi – ha continuato – nei quali lo sportello Mps ha il valore simbolico dell’ufficio postale”. Sul cambio ai vertici dell’istituto, “il tema non entra nel contratto di governo ma è abbastanza probabile, quasi naturale pensarlo. Quello che c’è è stato scelto da un governo che sta per andarsene”, ha concluso Borghi.

In serata, si è unito al coro anche il leader dei Pentastellati, Luigi Di Maio, dichiarando che “di Mps, come di tutte le altre crisi bancarie, ci occuperemo senza shock e senza nessun tipo di preoccupazione. I politici italiani sono chiamati dalla Costituzione a tutelare il risparmio, non solo le banche e quando i due interessi non coincidono, noi scegliamo i risparmiatori”. In serata è intervenuta anche la Consob con un richiamo sulle esternazioni pubbliche dopo la bufera su Mps in Borsa. “L’integrità dei mercati finanziari e il regolare svolgimento delle negoziazioni” “richiedono la massima prudenza e misura nella diffusione di informazioni che possano avere impatto sull’andamento dei titoli” ha avvertito l’authority, auspicando “cautela” “laddove le comunicazioni o dichiarazioni provengano da chi svolge funzioni pubbliche o ha poteri decisionali” e suggerendo di parlare “a mercati chiusi”.