Il pilota del volo MH370 scomparso sull’Oceano Indiano l’8 marzo 2014 con 239 persone a bordo “ha deliberatamente eluso i radar” ed ha fatto precipitare l’aereo in una missione suicida pianificata a lungo: ne è convinto il team di inquirenti che ha cercato di risolvere il mistero del Boeing 777 della Malaysia Airlines, incluso Martin Dolan, l’uomo che ha guidato le vane ricerche sottomarine dell’aereo. Dolan, riporta Newsweek, ha parlato al programma australiano ’60 Minutes’. L’ipotesi del suicidio-omicidio ritorna a due anni di distanza.

Lo scorso gennaio il governo malese aveva approvato una nuova missione per tentare di ritrovare i rottami del volo 370. Il Boeing 777 stava volando da Kuala Lumpur a Pechino con 227 passeggeri e 12 membri dell’equipaggio quando è misteriosamente sparito nell’Oceano indiano. Malaysia, Cina e Australia hanno interrotto le ricerche, durate 1.046 giorni, l’anno scorso. Poi a inizio 2018 l’annuncio del ministro dei trasporti, Liow Tiong Lai, che un’azienda americana ha messo a disposizione un’imbarcazione per continuare a cercare i rottami dell’aereo. Se il relitto del volo MH370 sarà ritrovato nell’Oceano Indiano, il governo della Malaysia pagherà fino a 70 milioni di dollari all’azienda statunitense. La precedente missione fu interrotta dopo infruttuose ricerche durante quasi tre anni.

La scomparsa dell’aereo della Malaysia Airlines costituisce forse il più grande mistero nella storia dell’aviazione civile. Il volo deviò dalla rotta Kuala Lumpur-Pechino un’ora dopo il decollo, virando improvvisamente verso sud-ovest dopo aver disattivato manualmente i sistemi di comunicazione e volando fino all’esaurimento del carburante sull’Oceano Indiano.