64 giorni, tre giri di consultazioni e uno stallo politico la cui unica via d’uscita sembra essere lo scioglimento anticipato – molto anticipato – delle Camere. Questo è bastato a Matteo Salvini per far diventare la “sua” Lega il secondo partito d’Italia. Secondo l’ultimo sondaggio effettuato da Swg per La7 sull’orientamento di voto, il Carroccio è al 24,4 per cento. Sette punti in più rispetto alle elezioni del 4 marzo. Da dove arrivano questi voti? Quasi tutti da Forza Italia, che perde 4,6 punti e scivola sotto il 10 per cento. Un’ascesa verticale che certifica due cose: Salvini è il leader di forza della coalizione di centrodestra (dato già confermato, ma mai in modo così netto rispetto a Silvio Berlusconi) e soprattutto la sua strategia adottata durante le consultazioni al Quirinale è stata vincente. Rimangono sostanzialmente stabili il Movimento 5 stelle e il Partito democratico. Il primo perde lo 0,4 per cento e passa dal 32,7 del 4 marzo al 32,3. Il partito guidato dal reggente Maurizio Martina, invece, guadagna 0,3 punti e arriva al 19 per cento.

Dal sondaggio commissionato da La7 per Swg emerge che gli italiani hanno evidentemente apprezzato la fermezza di Salvini nel non rompere l’unità del centrodestra nonostante i ripetuti appelli a formare un governo da parte dei pentastellati. E hanno apprezzato il suo rifiuto nei confronti del Partito democratico. Una serie di mosse, ribadite a colpi di tweet e apparizioni televisive, che hanno portato la Lega a guadagnare consensi su consensi. Fino ad arrivare a 24,4 punti percentuali, una cifra record per un partito che – dopo lo scandalo che aveva coinvolto l’allora Segretario federale Umberto Bossi nel 2012 – era dato per spacciato.

Le trattative per la formazione del governo delle ultime settimane non hanno influenzato le intenzioni di voto per i 5 stelle e per il Partito democratico. Entrambe le forze politiche, infatti, oscillano di pochi decimali. Cosa significa? Che gli elettori non hanno accolto con sfavore le aperture di Luigi Di Maio a Lega e dem per la nascita di un esecutivo politico. E che il consenso per il il partito di centrosinistra resiste, nonostante l’assenza di un segretario nel pieno delle sue funzioni.

Per quanto riguarda i partiti minori, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni rimane stabile al 4,4 per cento (lo stesso risultato delle elezioni), mentre Liberi e uguali guidato dall’ex presidente del Senato Piero Grasso perde lo 0,4 per cento e scivola pericolosamente al 3. Un dato, questo, che mette a rischio l’esistenza stessa della formazione di sinistra. Perché? Se si votasse oggi con la stessa legge elettorale che ha partorito l’attuale Parlamento, Liberi e uguali sarebbe a un passo dal non superare la soglia di sbarramento per le liste nazionali (fissata al 3 per cento).