Secondo i malpensanti lo ha fatto per spostare l’attenzione dallo scandalo Cambridge Analytica, per i suoi numerosi fan, invece, è l’ennesimo colpo di genio. Fatto sta che Mark Zuckerberg, il giovane creatore del social più famoso al mondo, ha annunciato il Dating on Facebook, un’app di incontri virtuali mandando in crisi Tinder e le altre. Marc è furbo e geniale ma anche lungimirante: solo negli Stati Uniti il fatturato è di oltre 2,2 miliardi di dollari (2016), con una crescita attesa di 100 milioni l’anno fino al 2019.

Ma veniamo a noi: come funzionerà?

Brutte notizie per i lussuriosi, quelli da una botta e via: Mark ha precisato che l’app sarà per trovare solo «Storie importanti, non di una notte», una sorta di agenzia per cuori solitari versione social, insomma. Per trovare l’anima gemella si dovrà aprire un nuovo profilo solo con il proprio nome, senza cognome, e “la ricerca disperata” della persona giusta non comparirà nel News Feed ma lo vedranno solo gli altri utenti “cercatori”. Come su Tinder, poi, per iniziare a chattare, sarà necessario aver manifestato e ricevuto interesse; si potranno mandare solo messaggi di testo, addio quindi a cuoricini e musi di porco libidinosi tipici di Messenger o WhatsApp.

A questo punto, però, sorge un’atroce preoccupazione: come faremo a comunicare senza emoticon? Troveremo 10 secondi di tempo per scrivere una frase sensata piuttosto che mandare una faccina ammiccante? Penso soprattutto a come finire una conversazione se l’altro non ci fa impazzire. In genere funziona così: ai suoi insistenti messaggi gli mandi una faccina che sorride e, se è mediamente intelligente, al decimo sorriso stampato capisce che non è aria. Con Dating on Facebook, invece, devi proprio metterglielo per iscritto.

Ma, se non hai il coraggio, rimane sempre il vecchio caro ghosting che consiste nel non rispondere e d’improvviso scomparire. Puff!

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Carly Rae Summers, la Bbc racconta la storia di una studentessa diventata pornostar: “Mi sono ribellata a un’educazione asfissiante”

prev
Articolo Successivo

Sexsomnia, cos’è l’attività sessuale notturna che può trasformarsi in violenza

next