Giancarlo Giorgetti a Palazzo Chigi con l’appoggio di una parte del Pd e la benedizione di Silvio Berlusconi. Mentre in attesa della direzione dem di questo pomeriggio tramontano le trattative tra i dem e il M5s, il Quirinale considera l’ipotesi di un nuovo Nazareno allargato alla Lega. Lo riporta il Corriere della Sera, fornendo conferme ai retroscena che si inseguono da giorni sui presunti incontri tra i pontieri dei due schieramenti: Gianni Letta e Luca Lotti.

Sul tavolo di Sergio Mattarella c’è l’ipotesi di un preincarico – scrive Marzio Breda, il quirinalista del quotidiano di via Solferino che annovera tra le proprie solo fonti quirinalizie- che verrebbe conferito al numero due della Lega sulla base di un’intesa tra centrodestra e Pd (o parte di esso). “Un disegno coltivato quasi in segreto da Silvio Berlusconi”, cui “lavora da settimane Gianni Letta” e che prevede l’arrivo alla presidenza del Consiglio di Giorgetti, “che con la sua vocazione mediatrice risulterebbe figura più rassicurante di Salvini , specie sul piano della proiezione internazionale”.

Perché si delinei questo scenario, tuttavia, i partiti interessati dovrebbero andare da Mattarella nell’ambito di un nuovo giro di consultazioni con solide motivazioni e soprattutto numeri solidi. E, sottolinea il Corriere, “qualcuno sospetta che l’improvvisa disponibilità di Matteo Renzi per un esecutivo che modifichi la legge elettorale e faccia una riforma della Costituzione nasconda appunto un accordo già concertato con il Cavaliere”.

Quale senso avrebbe questo giro “ultimativo” di consultazioni? Quello di verificare se esiste la possibilità di formare un esecutivo in grado di affrontare le due scadenze che attendono il Paese nei prossimi mesi: impostare la manovra finanziaria ed evitare l’aumento dell’Iva. Non solo: anche se si tornasse al voto a ottobre, è il ragionamento, con l’attuale legge elettorale lo scenario politico rischierebbe di non cambiare di molto. E soprattutto a Palazzo Chigi non ci sarebbe un governo in grado di mettere in sicurezza il Paese. A quel punto sarebbe meglio un esecutivo che si occupi dell’ordinaria amministrazione fino a dicembre. Lo stesso Paolo Gentiloni, scrive Breda, potrebbe restarne alla guida. Oppure una figura largamente condivisa. Giorgetti, appunto.