Wu Zhongxi, 80 anni, ha privilegiato “il bene della comunità” quando alcuni giorni fa ha deciso di sacrificare la propria bara per attenersi alle nuove regole anti-spreco sui funerali. Il signor Wu è uno degli oltre 500 anziani di Lingxi, villaggio nella provincia del Jiangxi, ad aver partecipato alla distruzione di massa delle bare presieduta dai funzionari locali con l’obiettivo di disincentivare la sepoltura e promuovere la cremazione.

Circa 400 abitanti del posto si sono volontariamente offerti di prendere parte attivamente alle operazioni condotte con le scavatrici. Secondo quanto riportato dal Jiangnan City Daily, le casse da morto verranno utilizzate come combustibile per fini energetici, in linea con le nuove politiche “eco-friendly” del governo centrale mirate da una parte a ridurre lo sperpero di risorse necessarie per l’organizzazione dei funerali, dall’altra a preservare più terra coltivabile possibile per attutire gli effetti dell’urbanizzazione a tappe forzate degli ultimi trent’anni.

Giustificando la propria scelta, Wu ha spiegato che “la cremazione aiuta l’ambiente e le generazioni più anziane devono dare l’esempio così da educare i più giovani a cambiare le proprie abitudini”. Dello stesso parere una compaesana che, ammettendo l’iniziale riluttanza all’idea di dover cedere la propria bara fatta costruire 27 anni prima, ha affermato di aver acconsentito alla cremazione su consiglio dei figli. Quanti si sono sacrificati di propria volontà riceveranno una compensazione tra i 1000 e i 2000 yuan a testa (320 dollari), contro i 5000 yuan (796 dollari) spesi per costruire le bare. Chi tuttavia dovesse fare resistenza rischia di incorrere in sanzioni pecuniarie per un importo non precisato, riporta il Beijing News. Le autorità locali non solo hanno intimato la consegna di tutte le casse da morto al momento stipate nelle abitazioni di tutta la contea di Yanshan, ma hanno anche vietato la vendita di nuove fino al 15 giugno.

Da millenni, nelle campagne cinesi, la tradizione confuciana del culto degli antenati prevede che la sepoltura avvenga sotto il proprio campo dentro bare in legno realizzate a mano. In alcune aree del paese tutt’oggi si ritiene che conservare le casse da morto all’interno della propria casa aiuti a proteggere la famiglia dalla cattiva sorte. E sono molti ad anticiparne la fabbricazione per risparmiare sui costi. Tuttavia, una campagna pro-cremazione lanciata da Mao Zedong nel 1956, sette anni dopo la fondazione della Repubblica popolare cinese, con l’intento di conservare i terreni arabili e combattere una spiritualità considerata feudale e poco adatta all’ateismo professato dal regime comunista, ha fatto sì che oggi l’inumazione sia una pratica limitata alle campagne mentre nella Cina urbana ormai prevale la cremazione.

Ogni anno tra il 4 e il 5 aprile, centinaia di milioni di cinesi tornano nel luogo d’origini per bruciare incensi e banconote sulle tombe dei propri cari per festeggiare il Qingming, la nostra festa di Ognissanti. “Cambiare le antiche abitudini necessita una maggiore elasticità”, commenta ai microfoni della stampa cinese Zheng Fengtian, professore della School of Agricultural Economics and Rural Development preso la Renmin University di Pechino, secondo il quale i metodi drastici applicati dalle autorità negli ultimi anni “sono vivamente sconsigliabili”.

Lingxi infatti non è il primo villaggio a balzare agli onori delle cronache in merito alle nuove regole sui funerali. Nel 2012 era stata la cittadina di Zhoukou, nello Henan, una delle provincie cinesi più povere, a sollevare un polverone mediatico dopo la distruzione forzata di circa 3 milioni di tombe con lo scopo conclamato di tutelare gli spazi destinati all’agricoltura. Ma che i residenti sospettavano fosse finalizzata all’appropriazione dei terreni per progetti immobiliari. Le tombe sono state ricostruite l’inverno successivo, dopo che il governo centrale ha definito le operazioni “illegali”. Nel 2014, è stata la volta di Anqing, nello Anhui, divenuta famosa dopo che circa una decina di anziani si sono frettolosamente tolti la vita in modo da anticipare lo scoccare del 1 giugno, data in cui sarebbe entrato in vigore l’obbligo tassativo della cremazione.