Le indagini sul deragliamento di Pioltello devono rimanere “segrete”, fino a conclusione: i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza non possono saperne niente. Lo ha stabilito, interpretando la legge in maniera opposta rispetto a chi l’ha preceduto, Fabio Croccolo, il dirigente della Digifema, la Direzione generale per le investigazioni marittime e ferroviarie che indaga, su tutti gli incidenti ferroviari, compreso quello avvenuto il 25 gennaio nel comune dell’hinterland milanese, quando un treno passeggeri deragliò, causando la morte di tre persone.

Digifema deve indagare con “la massima trasparenza”: lo dice la legge
L’organismo indipendente, che risponde direttamente al ministero dei Trasporti, è chiamato a scoprire la causa del deragliamento. Le sue investigazioni devono essere fatte nella “massima trasparenza” e possono coinvolgere anche “ i rappresentanti dei lavoratori”: lo dice la legge. Per questo, il 28 febbraio, 26 ferrovieri, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza di quattro aziende – Trenord, Trenitalia, Mercitalia e Rete Ferroviaria italiana – hanno chiesto alla Digifema di potersi interessare alle indagini, “al fine di poter offrire un contributo qualificato al procedimento”, si legge nella lettera. Ma Fabio Croccolo ha risposto picche. “Mancanza di interesse legittimo”, ha scritto il direttore nella replica.

Un cambiamento di rotta rispetto a quanto avvenuto finora
“Eppure il suo predecessore, Marco Pittaluga, ci aveva accolti per parlare delle indagini sull’incidente di Formia nel 2014”, fa sapere a ilfattoquotidiano.it il macchinista Dante De Angelis, primo firmatario della lettera. Raggiunto telefonicamente, il numero uno di Digifema ha spiegato: “Li ho invitati a un incontro perché mi espongano i loro pareri, ma non possono accedere alle indagini in corso, non sono autorizzati”. Eppure la legge parla di indagini accessibili ai “rappresentanti dei lavoratori”. Croccolo è categorico: “Per me i rappresentanti dei lavoratori sono solo i sindacati”. I sindacati, allora, si sono mai interessati alle indagini in corso? “Non da quando sono in carica io, cioè dal novembre 2014. Nessuna sigla ha chiesto l’accesso alle indagini. Per l’incidente di Andria-Corato? No, neanche”. Era il 2016 e nello scontro tra due treni, avvenuto in Puglia, in piena estate, morirono 23 persone.

“Non sono direttamente coinvolti”
Così, mentre i sindacati latitano nelle investigazioni sugli incidenti, i rappresentanti dei lavoratori che vorrebbero occuparsene sono tagliati fuori. Croccolo ha pure un altro motivo per tenere fuori i rappresentanti dei lavoratori. “Nessuno di loro – dice – è dello stabilimento di Pioltello, quindi non sono neanche direttamente coinvolti”. Di tutt’altro parere i firmatari. “È evidente che come ferrovieri siamo sempre coinvolti. Il nostro ambiente di lavoro è la rete ferroviaria”, spiega Beppe Pinto, capotreno di Bologna, tra i 26 firmatari.

“Vogliamo accedere alle indagini: ne va delle raccomandazioni per la sicurezza”
Ma perché i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza non aspettano di leggere la relazione conclusiva alle indagini, che sarà pubblica? “A noi interessa l’istruttoria e la preparazione che porta alle conclusioni, quando ancora possiamo intervenire, in particolare nella parte che riguarda le raccomandazioni fatte all’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria e alle aziende ferroviarie. Raccomandazioni importanti. Qualche esempio? Dopo la strage di Viareggio furono raccomandati il dispositivo anti- deragliamento e la tracciabilità dei pezzi che si usurano”, racconta De Angelis.

Croccolo: “Pioltello e Viareggio? Incidenti sulla circolazione, non sul lavoro”
Infine, per Fabio Croccolo quello di Pioltello non è classificabile come un incidente sul lavoro, ma è un incidente sulla circolazione: quindi i rappresentanti dei lavoratori non dovrebbero interessarsene. “Gli incidenti sul lavoro sono quelli che hanno un impatto potenziale solo sui lavoratori: il resto, compreso il deragliamento di Pioltello, sono incidenti sulla circolazione. Dunque i rappresentanti dei lavoratori non c’entrano niente”, afferma il dirigente. Eppure la sentenza di primo grado per la strage di Viareggio del 2009, del tribunale di Lucca, dice altro: ha stabilito che il deragliamento del treno carico di gpl, che uccise 32 cittadini, nessuno dei quali lavorava in ferrovie, fu un incidente sul lavoro. “Non mi trova d’accordo”, conclude il direttore della Direzione investigativa ferroviaria.

I lavoratori fuori dalle indagini: il ministro Delrio non si oppone
Cercato ripetutamente da ilfattoquotidiano.it per commentare la vicenda, il ministro uscente dei Trasporti Graziano Delrio non intende rilasciare dichiarazioni. Ma è al corrente di tutto. “La lettera con cui ho risposto ai lavoratori l’ho mandata per conoscenza anche al ministro, ma non abbiamo mai discusso della mia interpretazione della legge. Questo ufficio, del resto, deve rimanere indipendente”, spiega Croccolo.

Digifema e quella relazione censurata nel 2014
La Direzione per le investigazioni ferroviarie e marittime era finita già al centro della cronaca nel 2014, per un caso di mancata trasparenza, grazie a un’inchiesta de ilfattoquotidiano.it che rivelava che l’allora dirigente della Direzione investigativa, Marco Pittaluga, aveva censurato, con tanto di righe oscurate, la relazione della Commissione che aveva indagato sulle cause del deragliamento di un treno merci avvenuto a Bressanone nel 2012.