“Al nostro bimbo sono spuntate le ali intorno alle 2.30. I nostri cuori sono spezzati. Grazie a tutti per il sostegno“. L’annuncio della morte di Alfie Evans, il piccolo di 23 mesi affetto da una grave quanto ignota patologia neurodegenerativa, arriva su Facebook, attraverso le parole dei suoi genitori, Kate e Tom. Il bimbo è morto nella notte all’ospedale Alder Hey di Liverpool, a cinque giorni dal distacco dei macchinari salvavita ordinato dall’Alta Corte britannica. “Il mio gladiatore ha posato lo scudo e si è guadagnato le ali. Abbiamo il cuore spezzato. Ti voglio bene ragazzo mio”, sono le parole del padre Tom. Quello dei genitori è stato “un viaggio devastante”, hanno scritto i medici dell’ospedale in un messaggio di cordoglio per la morte del piccolo. “Vogliamo esprimere – si legge nella nota – la nostra simpatia e condoglianze dal profondo del cuore alla famiglia di Alfie in questo tempo di estrema angoscia. E’ stato un viaggio devastante per loro. Ora chiediamo sia rispettata la loro privacy e la privacy dello staff dell’Alder Hey”.

Un ultimo disperato appello ai sostenitori dell’Alfie’s Army, a mandare “preghiere” e “100 profondi respiri al nostro guerriero” era arrivato nella notte, sempre via Facebook, da Sarah Evans, zia del bambino. Alfie è stato protagonista di una battaglia tra gli operatori sanitari inglesi che volevano ‘staccare la spina’ del respiratore e un vasto movimento che ha supportato i genitori nella richiesta di mantenerlo in vita. Forte della legge britannica, lo staff ospedaliero si è rivolto già a dicembre del 2017 ai tribunali del Regno, che in una serie di sentenze – a partire dal verdetto chiave emesso dal giudice dell’Alta Corte britannica Anthony Hayden a febbraio – hanno ripetutamente dato il via libera agli uomini in camice bianco e hanno sempre risposto ‘no’ ai genitori. Non sono serviti i ricorsi alla Corte Suprema di Londra, né quella alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo (chiamatasi fuori con una doppia pronuncia di “inammissibilità”). E neppure gli appelli del Papa e la concessione della cittadinanza italiana per motivi umanitari, decisa il 23 aprile sullo sfondo della disponibilità del Bambino Gesù di Roma e del Gaslini di Genova di continuare a dare assistenza al piccolo su richiesta del papà e della mamma. Ma la Corte d’Appello è stata irremovibile e ha respinto la richiesta dei genitori.

Alla fine, la sera del 23 aprile, i medici dell’Alder Hey Hospital di Liverpool hanno ottenuto l’autorizzazione della giustizia britannica a staccare la spina. Alfie ha continuato a respirare nel suo lettino, fra la braccia di mamma Kate, anche senza l’ausilio del ventilatore meccanico. In queste ore si attendeva la decisione dei medici che dovevano autorizzare il trasferimento del bimbo a casa per garantirgli comfort e dignità. Ma Alfie “è volato via”. Nato nel maggio 2016, Alfie era ricoverato dal dicembre dello stesso anno nell’ospedale di Liverpool.

La proposta di una Alfie Law sulla volontà parentale – Sul caso intervengono anche i genitori di Charlie Gard, il bambino affetto come Alfie da una malattia neurodegenerativa, e anche lui finito al centro di una lunga e aspra battaglia legale. Chris Gard e Connie Yates a SkyNews accusano la legge attualmente in vigore in Gran Bretagna come concausa di queste “tragedie”, destinate a ripetersi finché questa legge “non sarà cambiata”. “Con cuore pesante abbiamo assistito alla piega che ha preso il caso di Alfie, per chi non è passato in una situazione del genere è impossibile capire il dolore di Tom e di Kate“, affermano i genitori di Charlie. “Quando noi abbiamo combattuto per nostro figlio, per dargli la possibilità di tentare un trattamento che potesse migliorare la qualità della sua vita, abbiamo capito che casi come questi si sarebbero ripetuti finché la legge (che nel Regno tutela meno che in Italia o altrove la volontà parentale) non fosse cambiata. Tragicamente si è dimostrato vero”. La proposta di una “Alfie Law“, una Legge Alfie, per dare maggiore voce in capitolo ai genitori sul fine vita dei figli è stata intanto lanciata dall’eurodeputato indipendente britannico Steven Woolfe.

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