Lo definisce un “linguaggio da esproprio proletario anni ’70”, un ” pericolo per la democrazia e la libertà“. Quindi si lamenta addirittura di una presunta vicinanza delle sue televisioni agli avversari politici e non invece al suo partito. È bastato che nel dibattito politico italiano tornasse  la locuzione “conflitto d’interessi” per scatenare Silvio Berlusconi sulla difensiva. “Il linguaggio di Luigi Di Maio è preoccupante, si vuole toccare un avversario politico nella sua attività privata e sul patrimonio, da esproprio proletario da anni 70, è un pericolo per la democrazia e la libertà”, ha detto il leader di Forza Italia da Udine, in Friuli Venezia Giulia, dove domenica 29 aprile si vota per le elezioni regionali.

Pochi attimi prima, infatti, il capo politico del M5s aveva ribadito la disponibilità a stilare un contratto di governo con il Pd, ma solo a patto che al suo interno vi fosse anche una legge sul conflitto d’interessi. “Bisogna mettere mano a questo continuo conflitto di interesse che c’è in Italia. Penso ad esempio al fatto che Berlusconi usando le sue tv continua a mandare velate minacce a Matteo Salvini”, sono le parole usate da Di Maio. Al quale replica lo stesso leader del Carroccio: “Grazie ma so difendermi da solo”.

Più nervosa la reazione dell’ex cavaliere. “Di Maio ha detto così? È una cosa molto grave perché non c’è possibilità commerciale” che Mediaset “possa prendere partito per qualcuno perché eliminerebbe dalla sua audience gli altri”, sostiene Berlusconi. Secondo la curiosa tesi dell’ex cavaliere, quindi, le sue emittenti sarebbero più vicine ai suoi oppositori politici e non invece a Forza Italia:”Mi lamento come sia sempre con tutti e un pò meno con noi, per non essere televisione partigiana“. Quindi l’accusa i pentastellati: “Il Movimento 5 stelle è posseduto da un’azienda privata, da una Srl, che appartiene a un protagonista della comunicazione che non si è mai fatto votare”.

Al netto della linea editoriale di Mediaset e della ragione sociale del M5s, però, il vero problema di Berlusconi è che Di Maio ha inserito la legge sul conflitto d’interessi in un possibile accordo di governo con il Pd. Per questo motivo l’ex premier spera che il dialogo tra dem e pentastellati non vada avanti. “Non credo che riusciranno a raggiungere un accordo con il Pd che è democratico. Se si accoppiasse con il M5s segnerebbe la sua scomparsa dal panorama politico italiano. Non credo possa esserci accordo”, auspica il leader di Forza Italia, prima di rimettere le sue speranze a Mattarella. “Sono sicuro – dice – che nella trattativa tra Pd e 5 stelle non ci sarà alcuna risposta positiva per il presidente Mattarella. A quel punto dovrà ritenere l’ipotesi di un governo tutto del Centrodestra”.

“Offese al M5s? Solo una battuta” – E se invece il Pd accettasse di sostenere un esecutivo pentastellato? Per Berlusconi non è neanche un’ipotesi da considerare, ma l’ex cavaliere approfitta della giornata di campagna elettorale per abbassare i toni utilizzati nelle scorse settimane contro il movimento di Luigi Di Maio: “Non ho mai insultato i  5 stelle, ho fatto solo una battuta che nessuno di loro aveva fatto una dichiarazione dei redditi, ma credo sia risibile rispetto a quanto hanno detto loro, che Berlusconi è il male assoluto“.  A difendere i pentastellati dalle offese dell’ex cavaliere, tra l’altro, è un esponente del Pd come Gianni Cuperlo.  “Ieri – dice l’ex deputato dem – ho letto le dichiarazioni del presidente Berlusconi alla Malga di Porzus e francamente credo che un uomo di Stato, quale è stato, dovrebbe avere un atteggiamento di rispetto nei confronti della prima forza politica del paese. Noi non abbiamo bisogno in questo momento di un linguaggio incendiario. Non è questo il momento dei piromani della politica, ma è il momento di un dibattito molto civile”

Meloni: “Berlusconi dice cose sopra le righe sul M5s” – Ma non solo. Perché a ricordare all’ex presidente del consiglio le offese lanciate nei confronti dei pentastellati è anche un’alleata come Giorgia Meloni. “Ho sentito dare da Berlusconi dei giudizi un pò troppo lapidari in questi giorni. Anche se si sa che il MoVimento 5 stelle non è esattamente il mio modello, Berlusconi ha detto alcune cose sopra le righe”, dice la leader di Fratelli d’Italia. Si riferisce forse alla frase dell’ex cavaliere sulla gente che davanti ai pentastellati si sente “come gli ebrei al primo apparire della figura di Hitler”? “Non solo questa ma anche quando ha parlato di chi pulisce i bagni. In Italia è pieno di gente che pulisce i cessi e non mi pare che non ci sia niente di male: non mi piace denigrare. È tipico della sinistra denigrare le persone più deboli della società o chi fa i lavori più semplici”, ha precisato Meloni, anche lei in Friuli in vista delle regionali. Dove i tre leader del centrodestra non terranno alcun comizio comune di chiusura della campagna elettorale. “Io – sostiene Berlusconi – avevo proposto un incontro unitario a Trieste con Salvini e Meloni ma siccome la signora Meloni è occupata a Gorizia, abbiamo pensato che essere solo io e Salvini non sarebbe stata una cosa corretta e giusta. Abbiamo già dato tante prove di unità, è un fatto che non credo abbia rilevante importanza”.

Il ritorno del conflitto d’interessi: la legge Fraccaro – A impensierire l’ex cavaliere in queste ore, però, non sono tanto le voci sull’unità della sua coalizione, ma appunto la proposta dei pentastellati.  Storico argomento di dibattito degli anni Novanta e Duemila, il conflitto d’interessi era infatti scomparso dai radar politici negli ultimi anni. Adesso, però, ricompare, visto che è una delle battaglie storiche del M5s. Una legge in questo senso è stata infatti presentata già nel 2013 dal deputato pentastellato Riccardo Fraccaro e poi adottata dall’allora esecutivo, per essere discussa in Aula. Ha ottenuto il via libera della Camera a febbraio 2016, ma è stata poi dimenticata al Senato. Gli stessi 5 stelle avevano polemizzato che fosse stata annacquata dalla maggioranza. Nei 20 punti del programma elettorale, questa figurava al punto che prevedeva la lotta a corruzione e mafie, ma non si entrava nello specifico. Pochi giorni fa ha fatto discutere il fatto che nella prima stesura del contratto alla tedesca dei 5 stelle (preparato dal professor Giacinto Della Cananea) non se ne parlasse. Oggi, anche su sollecitazioni dei vari parlamentari, Di Maio ha deciso di ritirare fuori il tema. In un’intervista dei primi di aprile, il capo politico M5s già aveva messo il conflitto di interessi tra le priorità di un accordo con i partiti. Forse anche per questo non è mai decollato il rapporto con la Lega. “Per 50 giorni – dice Di Maio – abbiamo provato in tutti i modi a dialogare con la Lega. L’unico problema che avevamo è con colui che ci definisce come Hitler“.