Il Veneto crede che si viva di cemento e asfalto, nonostante che i dati oggettivi dicano che questa miope visione – al di là dell’aspetto ambientale e di rispetto per le future generazioni – non porti né ricchezza né occupazione stabile. Dai dati Ispra riportati da TrevisoToday nel settembre  2017,  risulta che “dal 2001 al 2009 in Veneto sono stati concessi permessi a costruire per 114,6 milioni di metri cubi di nuova edificazione e 12,4 per ampliamenti […] più del doppio di quello che è il fabbisogno di abitazioni, calcolato in base l’aumento di popolazione nel periodo di 371mila unità circa. Nello stesso periodo sono stati realizzati 111 milioni di metri cubi di fabbricati industriali, e nonostante ciò l’occupazione si è ridotta del 6,4 % e la ricchezza prodotta dall’industria del 14,0%“.

La sola provincia di Treviso “ha il triste primato nazionale per incremento di consumo del suolo tra il 2015 e il 2016 in ettari”, con ben 186 ettari costruiti.

Un esempio della miopia (ad essere benevoli) del governo regionale è la Pedemontana veneta, che già solo a pronunciare il nome se ne immaginano i disastri e l’inutilità; come la Pedemontana lombarda del resto: 87 chilometri di scempio attraverso cinque province, il cui flusso di auto (quando mai sarà terminata) ci si accorgerà che non la giustificava, come già sta accadendo per la Brebemi.

Questi i dati per Pedemontana veneta: 94,5 chilometri di percorso (più 53 chilometri di viabilità connessa), due gallerie naturali, 33 artificiali, 16 caselli, 37 Comuni attraversati. Per la sua costruzione il concessionario ha emesso di recente due trance di obbligazioni per 1,5 miliardi di euro ma si prevede che il flusso di traffico non sarà di 33.000 veicoli giornalieri, bensì di 18.000. Tanto che lo stesso concessionario ha chiesto alla Regione Veneto di ottenere un canone perché evidentemente non sicuro di rientrare nei costi con i pedaggi. Canone, concesso, che sarà di 153 milioni all’anno dal 2019/2020, epoca in cui l’arteria dovrebbe entrare in funzione. Già perché sarà una superstrada, ma a pagamento.

Sui costi – e non solo – ha avuto modo di intervenire più volte la Corte dei conti, l’ultima con deliberazione di 290 pagine del 21 marzo 2018, nella quale evidenzia (in estrema sintesi) quanto segue: l’inserimento della Pedemontana nel territorio prevede modificazioni rilevanti nell’assetto della mobilità viaria lungo tutto il tracciato del Nord-Est contribuendo alla gerarchizzazione del sistema viario (94,5 km di superstrada + 68 km di opere viarie funzionalmente connesse); il partenariato pubblico-privato – cosiddetta “finanza di progetto” – non ha prodotto i vantaggi sperati e da un costo dell’opera di 3 miliardi si è passati a un esborso da parte della Regione Veneto nei confronti della concessionaria di oltre 12 miliardi, mentre le strutture viarie funzionalmente connesse sono condizionate dalla possibilità di reperire ulteriori finanziamenti; finora sono mancati i controlli sullo sviluppo dell’opera. E poi ancora la Via (Valutazione di impatto ambientale) fatta su un progetto preliminare nel 2005, progetto cambiato sensibilmente: insomma, una burla!

Ma torniamo ai flussi di traffico che la giustificherebbero e che risultano inferiori a quelli previsti. Non dimostra questo fatto come i politici giochino sporco con le opere pubbliche? Gonfiano le previsioni per giustificare opere che altrimenti sarebbero ingiustificabili. Stessa cosa, esattamente la stessa, sta accedendo per la Tav Torino-Lione. Si vuole costruire perché nelle anticamere del Parlamento ci sono le imprese con i loro lobbisti, non perché sussista la pubblica utilità. Quando la pubblica utilità oggi dovrebbe essere soprattutto l’integrità di territorio e ambiente. Ma vallo a spiegare ai veneti che nella misura del 31,78% votano quella Lega, per la quale territorio ed ambiente non hanno mai rappresentato un priorità. Certo la Lega promette lavoro: i padri lavorano, i figli e i nipoti avranno un territorio distrutto. E magari adesso la Lega ce la ritroviamo anche al governo.

Il 6 gennaio scorso a Castelgomberto – comune interessato appunto dal percorso della pedemontana – si è celebrata l’epifania della Terra, con una messa tenuta da don Albino Bizzotto, liturgia contestata dal sindaco leghista che la riteneva non autorizzata (!). Queste le parole di don Albino raccolte da Il mattino di Padova: “la Terra è dimenticata dalla politica. In vista delle elezioni, nessuno ha parlato di aria pulita e acqua sana e si batte contro l’inquinamento ambientale e il cambiamento climatico. Intanto la nostra terra viene inquinata dagli Pfas, sventrata dalla Pedemontana, ed è già stata offesa dal Mose. Tutto questo si è consumato con il benestare della politica. ”

Sicuramente non c’è da aggiungere altro.

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