“Io ho profondo rispetto per le istituzioni e uno dei luoghi sacri è il Quirinale. Abbiamo visto quella scena con Salvini che leggeva un testo condiviso con il centrodestra e dietro Berlusconi che mimava e gesticolava, prendendo in giro se stesso, Salvini e lo stesso Quirinale”. Esordisce così, ai microfoni di Radio 102.5, il capogruppo M5s alla Camera, Danilo Toninelli, rispondendo a una domanda di Pierluigi Diaco sulla opportunità del paragone fatto dall’ex parlamentare pentastellato Alessandro Di Battista tra il leader della Lega e il cane di Berlusconi, Dudù. Il politico sottolinea il tono forte e ironico del col compagno di movimento, ma Diaco ribatte: “Beh, mica tanto ironico, perché paragonare un leader politico a un cane non è proprio gentile”. “Se prendiamo la parola in sé dico che poteva evitarla” – risponde Toninelli – “ma va preso in considerazione il contesto generale del luogo e di quel momento. Cerchiamo di capire anche questo. Poi Alessandro ha sempre utilizzato un linguaggio forte, perché è importante comunicare con tutti. Non tutti hanno metri identici di ricezione”. Toninelli poi ribadisce il no del M5s a Silvio Berlusconi: “Fosse per noi staremmo già scrivendo il contratto di governo con la Lega. Domani l’ipotesi di un governo di centrodestra sarà finita definitivamente e Salvini dovrà decidere se restare aggrappato alla restaurazione o se scrivere un contratto di governo con noi. Purtroppo Salvini continua a restare con quel centrodestra che è un’ammucchiata. Noi non staremo mai con Berlusconi”. Riguardo ai dem, spiega: “Stiamo continuando a parlare con il Pd, abbiamo convergenza su alcuni temi e continuiamo a proporre di sederci al tavolo per scrivere un contratto di governo. Due giorni fa Martina ha parlato di temi e noi vediamo che ci sono temi comuni. Ma non fanno un passo in avanti e spero che lo facciano anche su sollecitazione del presidente della Repubblica. Uno dei punti più importanti è quello della lotta alla povertà, noi proponiamo il reddito di cittadinanza, il Pd ha il reddito di inclusione: proviamo a trovare un punto d’incontro. I veti che il Pd ci sta ponendo penso che, via via, diventeranno qualcosa di diverso” . E chiosa: “Non vogliamo tornare alle urne, perché 11 milioni di persone ci hanno dato fiducia per realizzare il nostro programma con Di Maio come premier. Vogliamo cercare di sfruttare tutte le possibilità per rispettare le scelte fatte dagli italiani”